Diritti e lavoro, la sfida di Landini in Calabria – FOTO

«I lavoratori sono persone, non prodotti, quindi servono riforme orientate verso una maggiore garanzia verso questi cittadini. C’è stato un passato non troppo recente in cui si suggeriva di trasformare l’articolo uno della nostra costituzione, dichiarando che l’Italia non fosse un Paese fondato sul lavoro ma sull’impresa, anzi sull’imprenditore. Oggi stiamo assistendo alla messa in atto di tale premessa. Serve sintetizzare e reagire ai ritardi di cui anche il sindacato ha colpa». Diritto e lavoro, questo l’argomento trattato nel corso di una conferenza alla cittadella universitaria della “Mediterranea” di Reggio Calabria niente di meno che da Maurizio Landini in persona, il segretario generale di Fiom Cgil che assieme a Susanna Camusso si è ritrovato tra le mani una bella gatta da pelare, l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e quindi il futuro stesso dei rapporti giuridico economici che regoleranno il mercato nazionale. «Assistiamo ad un’ipocrisia senza precedenti, l’abolizione di legge e di fatto dello Statuto dei Lavoratori, abolizione messa in atto in maniera non dichiarata. Il Governo tramite i suoi Ministri continua a rassicurare che per i vecchi lavoratori le cose resteranno immutate e che le nuove normative si applicheranno solo a chi verrà dopo. Ebbene, in Italia ogni anno il 15% dei lavoratori cambia impiego, siglando dunque un nuovo contratto e ritrovandosi quindi automaticamente sguarnito dalla protezione legale dei propri diritti. In dieci anni ed ancor meno lo Statuto cesserà di esistere, abrogato in maniera subdola – commenta Landini – Le cosiddette riforme per l’incremento dell’occupazione tramite la riduzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori, non si traducono che in un maggiore precarietà occupazionale. Si aprono le porte a subappalti di subappalti che legalizzano e rendono accettabile e normale doversi ritrovare a lavorare per cinque o sei euro l’ora. Pensioni più basse e sempre minori tutele. Quando un datore di lavoro viene quasi incentivato a tramutare in partite ive i propri dipendenti, il Governo compie un’azione di irresponsabilità legislativa, ponendo sul piano giuridico un lavoratore al pari di un prodotto, una persona diviene così una cosa. Vogliamo e possiamo permetterci questo? Non credo». All’incontro, ospitato nell’Aula Magna del dipartimento di Architettura, è seguito un attento dibattito, dove sono spiccati proprio gli interventi degli esponenti della Fiom Cgil di Reggio Calabria, i quali hanno posto l’accento sul futuro degli stabilimenti Omeca. Essi per un ridimensionamento interno ad Ansaldo Breda saranno ceduti ad una multinazionale estera, privando così l’Italia di un’altra impresa strategica. Laconiche a tal proposito sono state le parole finali dei lavoratori metalmeccanici reggini: «A furia di fare cassa, lo Stato non ha capito che si sta solo impoverendo, rendendo sterile il Paese e stroncando ogni possibile futura azione di ripresa. Ragionate su questo pensando al futuro. All’occorrenza si potranno costruire nuovi impianti o riattivare macchinari fermi da decenni, ma le maestranze, quelle una volta spente non torneranno pigiando un interruttore o ponendo una firma su un decreto».

Francesco Ventura

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