L’Antimafia insiste: Trematerra dev’essere arrestato

«Lo comando io a Michele… Io gliel’ho detto a Michele e glielo dico di nuovo… lo tengo io il comando». È una delle intercettazioni contenute nell’appello presentato dalla Dda di Catanzaro contro il mancato arresto dell’ex assessore regionale Michele Trematerra, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio nell’ambito dell’inchiesta “Acheruntia” scattata lo scorso 7 luglio. L’udienza si terrà giovedì 15 ottobre davanti ai giudici del Tribunale della Libertà di Catanzaro. Al centro delle indagini i legami tra Trematerra e l’ex consigliere comunale di Acri, Angelo Gencarelli, considerato elemento di spicco della cosca di ‘ndrangheta “Lanzino-Ruà”. Il gip di Catanzaro aveva negato l’arresto sostenendo che «gli elementi posti dall’accusa a sostegno della mozione cautelare non siano sufficienti per ascrivere all’indagato la condotta di concorrente esterno in quanto non emerge la prova di un concreto ed effettivo contributo prestato da Trematerra a favore dell’associazione, emergendo, al contrario, piuttosto chiaramente, l’esistenza di una reiterata condotta di favore nell’interesse esclusivo di Angelo Gencarelli e di soggetti comunque ricollegati a interessi personali (ed economici) di quest’ultimo». Nell’appello i procuratori aggiunti Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto e il sostituto Pierpaolo Bruni sottolineano, invece, come le condotte dell’ex assessore siano «espressione e manifestazione della volontà di Michele Trematerra di favorire l’articolazione imprenditoriale della cosca» e in particolare l’impresa boschiva La Fungaia di Salvatore Gencarelli. Lo stesso Trematerra, sottolineano i magistrati della Dda, nell’interrogatorio reso il 10 giugno 2014 ha riferito di «un rilevante interesse espresso» da Salvatore Gencarelli con un comportamento «rude… Con tono dialettale e con atteggiamento del volto che, in chi vive in questi territori, sono piuttosto eloquenti, manifestava un accentuato stato d’ira». A ulteriore prova che i vantaggi promessi e posti in essere da Trematerra ai due Gencarelli sarebbero stati funzionali all’interesse della cosca, la Dda riporta una intercettazione tra Angelo Gencarelli e un altro affiliato al clan in cui si accordano «in merito alla ripartizione di proventi e di guadagni scaturenti dall’attività imprenditoriale della Fungaia». Inoltre, secondo quanto si legge nell’appello, «numerose sono le conversazioni intercettate dalle quali si desume con grande chiarezza che i membri dell’associazione criminosa hanno la fiduciosa consapevolezza di poter contare sul sicuro apporto» di Trematerra. Sulla base di queste argomentazioni la Dda insiste per l’arresto dell’ex assessore. Toccherà adesso ai giudici del Tdl, nell’udienza di giovedì 15 ottobre, decidere se concedere o meno la misura cautelare nei confronti di Trematerra. (Agi)

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