Il piccolo Cocò ucciso per una punizione contro il nonno

Alla base del barbaro omicidio del piccolo Coco’ vi sarebbero stati dissidi tra il nonno del bimbo, Giuseppe Iannicelli, e i due presunti assassini. Dissidi che si sarebbero acuiti a seguito della notizia secondo cui Iannicelli sarebbe stato intenzionato a collaborare con la giustizia, nonché per l’apertura di un autonomo canale di approvvigionamento di droga che avrebbe potuto compromettere il monopolio imposto dal clan degli zingari nella Sibaritide. E’ quanto emerso dalle indagini che hanno portato agli arresti di Donato e Campilongo. Secondo gli inquirenti Donato e Campilongo, che erano legati alla vittima e di cui quest’ultima si fidava, sarebbero stati incaricati di attirare Iannicelli sul luogo dell’appuntamento dove vennero uccisi i tre. Per gli investigatori, i due dipendevano da Iannicelli per la distribuzione di droga a Firmo, Lungro e Acquaformosa e avevano contratto un debito per alcune forniture di stupefacente acquistata in conto vendita dalla vittima. Per gli investigatori, non sopportando più la subordinazione a Iannicelli e aspirando ad assumere una posizione di rilievo criminale sul territorio, i due avrebbero così deciso di eliminarlo.

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