Cosenza, parte la caccia al “tesoro” di Alarico

Dureranno sei mesi i lavori preliminari per la ricerca della tomba e del tesoro di Alarico, il re dei Goti morto a Cosenza intorno al 410 dopo Cristo e lì sepolto stando alle fonti storiche del tedesco Jordanes. L’avvio della campagna di ricerca e degli eventuali successivi scavi è stata presentata oggi alla Camera dei deputati dal sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto: «Ci stiamo impegnando per la prima volta in modo concreto nella ricerca di questo importantissimo tesoro grazie alle moderne tecnologie che ci consentono di intervenire con risorse contenute. Risorse che si limitano a poche decine di migliaia di euro, interamente coperte dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Calabria e della Lucania, ma contiamo di trovare altri fondi. Ma – ha aggiunto Occhiuto – abbiamo il dovere di approfondire questa storia che non è solo suggestione». Grazie a queste prime risorse si potrà finalmente capire se quel tesoro, del quale si narra da secoli, esiste davvero. Lo storico Jordanes – che riprende i dodici volumi scritti sui Goti da Cassiodoro, celebre “magister officio rum” (segretario) di Teodorico, a breve distanza dai fatti – individua la sepoltura del re dei Goti nell’alveo del fiume Busento. Alarico, secondo quanto riferisce Jordanes, sarebbe stato seppellito con il suo cavallo e “con molte ricchezze”, quantificabili in 25 tonnellate d’oro e 150 d’argento, frutto del “sacco” di Roma avvenuto tra il 408 e il 410 dopo Cristo. Tra le “ricchezze” si racconta che ci sarebbe la famosa Menorah, il candelabro a sette bracci simbolo della religione ebraica, 70 chili d’oro e d’argento trafugati dall’imperatore Tito nel 70 dopo Cristo e finiti in mano di Alarico durante il sacco di Roma. Tesori che, secondo la tradizione funeraria dei Goti, sarebbero sepolti insieme al loro re Alarico, inumato non a caso in un luogo inaccessibile: il letto del fiume Busento. Se il tesoro di Alarico tornasse alla luce, si calcola che il suo valore materiale sarebbe pari al 15-20% del Pil italiano, ma la sua importanza culturale – ha evidenziato il giornalista e sinologo Francesco Sisci – «sarebbe incalcolabile perché rappresenterebbe le radici della civiltà occidentale. Per questo è fondamentale la ricerca della tomba del re dei Goti, già avviata nelle sue fasi preliminari». Non a caso alla ricerca del re dei Goti giunse a Cosenza perfino il capo delle Ss naziste, Heinrich Himmler, inviato da Hitler sulle tracce di Alarico, antenato degli ariani. «Il progetto di ricerca del sito si articola in quattro parti su altrettanti ambiti territoriali – spiega il geologo Giuseppe Rota, impegnato nei lavori – che coinvolgono i comuni di Cosenza, Carolei e Mendicino, nell’area che corrisponde alla confluenza dei fiumi Crati e Caronte nel Busento. La prima fase è quella della indagini storiche e della rilevazione aerea, cui seguono le analisi delle immagini e le indagini di superficie, per poi passare alla ricognizione geofisica del terreno, con microonde, elettricità e sondaggi geomagnetici. I goti – ja spiegato il geologo – avevano scavato una fossa profonda 15 o 20 metri, poi hanno fatto le palificazioni e hanno scavato ancora per seppellire il loro re con il cavallo e parte del tesoro. Dalle prime rilevazioni fatte ci sono elementi che ci spingono ad andare avanti» su un’area che al momento «è di poco più di un ettaro», ha concluso Rota. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il sindaco di Mendicino Antonio Palermo, il sindaco di Carolei Franco Greco e l’assessore alla Cultura del Comune di Cosenza Rosaria Succurro.

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