Legge Madia, la “rivolta” del consiglio regionale

Il consiglio regionale ha approvato la proposta di legge sui poteri sostitutivi nel caso di interdizione o sospensione degli organi di governo. Si tratta di una normativa di adeguamento alle disposizioni del decreto legislativo numero 39 del 2013, la cosiddetta legge Madia che regola le inconferibilità e le incompatibilità nella pubblica amministrazione. La proposta, della quale in aula è stato relatore il consigliere regionale della “Oliverio Presidente” Franco Sergio, in particolare prevede che «nel periodo di interdizione dei componenti degli organi politici che hanno conferito incarichi dichiarati nulli, si precede al conferimento degli incarichi nei seguenti termini: a) il presidente della Giunta regionale è sostituito dal vicepresidente; b) la Giunta regionale è sostituita dal presidente del la Giunta regionale; c) il presidente del Consiglio regionale è sostituito dal vicepresidente; d) l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale è sostituito dal presidente del Consiglio regionale; e) il Consiglio regionale è sostituito dal suo presidente». Il testo in realtà è diventato di attualità dopo la nota vicenda dell’interdizione per tre mesi dal potere di nomina del presidente della Regione disposta dall’Autorità nazionale anticorruzione per l’inconferibilità della nomina di Santo Gioffrè a commissario dell’Asp, vicenda che nei giorni scorsi si è ulteriormente sviluppata con la decisione del Tar Lazio che ha sospeso l’interdittiva per il governatore. Lo stesso Oliverio è intervenuto in aula (nella foto) per osservare che «l’atto dell’Anac è stato interpretato in senso fuorviante, perché la mia vicenda non riguardava atti corruttivi. Da questo consiglio regionale deve essere espressa una sollecitazione al Parlamento affinché si proceda a una correzione delle norme contenute nel decreto legislativo 39, che alimentano la confusione, come del resto riconosciuto anche dallo stesso presidente dell’Anac Cantone, e che rischiano di tirare le istituzioni dentro un turbinio negativo. Non si tratta di una questione personale ma di un dato oggettivo, perché siamo in presenza di una legislazione dettata esclusivamente dalla preoccupazione verso l’antipolitica e verso un giustizialismo distorto, che nulla hanno a che fare con la necessaria trasparenza dell’azione amministrativa. Ho fatto ricorso al Tar per una questione di principio, perché fosse fatta chiarezza rispetto a vicende che evidenziano la confusione di una legislazione e la necessità di correggerla. Altro è il merito, che non condivido: non capisco infatti perché un candidato a un Comune, alla Regione o al Parlamento che non viene eletto non possa essere utilizzato in diverse funzioni solo perché ha avuto la “colpa” di candidarsi, questa è una scelta incomprensibile. Questa – ha rimarcato il governatore – non è difesa di casta ma è l’affermazione dei principi di un ordinamento democratico». E’ quindi intervenuto il consigliere regionale del Misto Mimmo Tallini, che ha criticato Oliverio osservando per aver «sprecato tempo e risorse per un fatto personale piuttosto che dedicarsi a fatti stringenti, come a esempio i centinaia di dipendenti regionali declassati da una sentenza del Consiglio di Stato davanti a cui la Regione non si è costituita forse perché tutti i legali erano impegnati a difendere Oliverio nella vicenda Anac…». Tallini tuttavia si è detto favorevole alla proposta di Oliverio di avviare una riflessione sulla materia. Il capogruppo del Pd Sebi Romeo ha rimarcato la necessità di «aprire un dibattito sulla difesa delle istituzioni» osservando che «il presidente della Giunta regionale ha vissuto con grande dignità la vicenda che lo ha riguardato e ha fatto bene a seguire una strada che è servita a fare chiarezza». Nazzareno Salerno di Forza Italia ha rivendicato il primato della politica e la posizione garantista del suo partito «contro ogni norma che va in senso contrario e limita gravemente gli organi eletti dal popolo». Infine Giuseppe Graziano della Casa delle Libertà: «Condivido la critica unanimemente espressa dagli intervenuti alla norma vigente, perché è assolutamente inaccettabile che vicende quale quella vissuta dal presidente Oliverio possano bloccare un’amministrazione».

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