Sanità, quell’eterno “buco” contabile…

I conti non tornano ancora nella sanità calabrese, che inoltre spende una cifra enorme per la mobilità passiva. E’ quanto emerge dalle parole del direttore generale del Dipartimento Tutela della salute della Regione Riccardo Fatarella. Fatarella nei giorni scorsi ha convocato i commissari straordinari delle aziende sanitarie per affrontare le criticità emerse dal rapporto del ministero della Salute sui Lea, i livelli essenziali di assistenza. Dati negativi che tuttavia – dice Fatarella all’Adnkronos Salute – «non sono una bocciatura perché vanno fatte alcune considerazioni. La mobilità passiva della Calabria sfiora i 250 milioni di euro l’anno, se riuscissimo a recuperare solo la metà rientreremmo dei deficit. Visto che il disavanzo per il 2015 sarà di 65-70 milioni di euro, dovuto all’aumento del costo dei farmaci e alla riduzione del fondo ministeriale. Dal tunnel del commissariamento – aggiunge il dg del Dipartimento – si può uscire solo con un serio e condiviso piano industriale e se non si procede più con un approccio troppo burocratico. I problemi di questa Regione sono sostanzialmente due: la Calabria non è abituata a rendicontare il lavoro che fa e a comunicarlo in maniera efficiente al ministero e il meccanismo di funzionamento dei Lea si basa proprio su questo. Poi c’è una scarsa attenzione ai servizi territoriali anche se c’è stato un lieve miglioramento sottolineato anche dal rapporto del ministero».  Secondo Fatarella (nella foto con il governatore Oliverio) tuttavia «il vero nodo è l’equilibrio nella distribuzione delle risorse nazionali che tenga conto delle problematiche dei piani di rientro. C’è un meccanismo infernale che preclude alle Regioni in piano di rientro di recuperare le risorse legate alla riduzione della mobilità passiva, per cui in Calabria ogni anno si spendono 250 milioni di euro. Su questo punto stiamo lavorando con gli altri governatori interessati per segnalare questa distorsione ai ministeri vigilanti. I calabresi sono persone che lavorano molto, non è vero che qui rispetto ad altre Regioni ci sono pressioni politiche più forti sui manager e sui medici – precisa Fatarella all’Adnkronos Salute – e in sanità abbiamo anche delle eccellenze di cui si parla poco. Abbiamo un servizio oncologico buono e diffuso un centro di fibrosi cistica di alta qualità a Lamezia Terme, diverse strutture di chirurgia nel pubblico a Catanzaro e nel privato accreditato a Reggio Calabria, dove mi farei operare senza problemi. Il “dramma” della Calabria – conclude il direttore generale del Dipartimento regionale – è che ognuno di questi centri lavora come una monade, ovvero da sola senza fare sistema».

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