Film su Lea, don Ciotti replica alla sorella

«La lotta alle mafie vuol dire lavoro e scuola». Lo ha detto, a Rende all’Università della Calabria, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che ha partecipato alla presentazione del libro “L’alfabeto del futuro”, curato da don Ennio Stamile ed edito da Progetto 2000. Don Ciotti ha parlato a lungo di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa dal marito, raccontata recentemente in un film di Marco Tullio Giordana. «Lea è viva – ha detto don Ciotti – era una donna colta e che amava leggere, io la conobbi a Firenze e lei mi chiese aiuto, per sua figlia Denise. Perché non voleva che la ‘ndrangheta le rubasse la vita come l’aveva rubata a lei. Ci sono in questa terra molte donne che si stanno ribellando, e noi le stiamo nascondendo – ha detto don Luigi Ciotti – e chiedono solo di avere il cambiamento anagrafico, per crescere i loro figli. Proprio le donne sono la punta più avanzata del risveglio antimafia del nostro Paese». Don Ciotti ha replicato ad alcune dichiarazioni fatte dalla sorella di Lea Garofalo, all’indomani della trasmissione del film sulla sua vita sulla Rai. «La sorella di Lea non era sul palco del funerale per volontà di Denise – ha detto don Ciotti – e fu proprio lei, la sorella, a scrivere una lettera alla Rai perché non fosse interpellata per il film. La storia di Denise, ragazza coraggiosa che ha accusato il padre – ha detto don Ciotti – non deve essere strumentalizzata da nessuno. Il padre aveva dato ordine di uccidere anche Denise – ha infine affermato Don Ciotti – ma il suo fidanzato si è opposto, ed è per questo che è ancora sotto protezione». (Agi)

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