Ferrovie, il disastro della linea jonica

Le tratte ferroviarie Taranto-Potenza-Salerno e Reggio Calabria–Taranto sono tra le 10 peggiori d’Italia. E’ quanto emerge nel rapporto Legambiente “Pendolaria”, che verrà presentato a gennaio e che quest’anno ha come focus l’emergenza Sud. I dati sono estremamente negativi, con un’età media dei treni di oltre 21 anni in Calabria. Circolano infatti, convogli con carrozze vetuste, con porte guaste e senza aria condizionata. E ancora, spesso si verificano problemi ai finestrini e ai servizi igienici, ritardi e soppressioni a causa dei treni vecchi. Al quinto posto nella classifica, la linea jonica Reggio Calabria – Taranto che, a causa del taglio di 20 milioni di euro della Regione Calabria al contratto di servizio con Trenitalia, ha visto la soppressione di 26 treni regionali (poi diventati 16) con un conseguente enorme disagio per la costa jonica lucana. In Calabria, i pochi treni in circolazione hanno oltre 21 anni di età. Si tratta di una linea fondamentale di collegamento tra le regioni del Sud che vede continui tagli e l’uso di treni sempre più vecchi, malgrado il ruolo fondamentale che potrebbe avere nel collegare gli oltre 40 centri urbani e turistici lungo il percorso. Da Reggio c’è un solo treno diretto al giorno, che ci mette 7 ore e 12 minuti a una velocità di 66 km/ora su una linea sostanzialmente vuota. Nel corso degli ultimi due anni la Regione Calabria ha tagliato circa 20 milioni di euro al contratto di servizio con Trenitalia, già impoverito di molto negli anni precedenti. A partire dalla metà del 2014 è stata decretata la soppressione di ben 26 treni regionali, poi in seguito alle trattative, 10 corse sono state ripristinate, ma con notevoli riduzioni sulla linea Jonica e la Rosarno-Lamezia Terme Centrale via Tropea. I pendolari segnalano problemi anche nella scelta delle fermate. Tra il 2010 e il 2015 il taglio al servizio ferroviario è stato pari al 26% in Calabria. «Un intero territorio – dichiarano Francesco Falcone, Alessandro Ferri e Francesco Tarantini, presidenti di Legambiente Calabria, Basilicata e Puglia – completamente dimenticato dal trasporto ferroviario che rende impossibili i collegamenti intra ed extra regionali, compreso l’accesso alla rete dell’Alta velocità, costringendo i cittadini ad un uso diffuso dell’auto privata con aggravio dei costi, del traffico veicolare, dell’inquinamento. È necessaria pertanto una regia nazionale che in accordo con le Regioni cerchi di pensare, senza inutili localismi, ad un sistema di trasporto ferroviario legato alle reali esigenze del territorio e dei cittadini, con uno stop ai tagli, aumentando il servizio soprattutto sulle linee più frequentate e provvedendo allo sostituzione della flotta dei treni regionali in circolazione». “Pendolaria” – si legge in una nota di Legambiente – «descrive una situazione in cui ci troviamo sempre di più di fronte a un servizio di serie A, per i treni ad alta velocità, di serie B nelle Regioni che hanno individuato risorse per evitare i tagli, e di serie C nelle altre Regioni. Eppure, sono circa 3 milioni le persone che ogni giorno utilizzano i treni per raggiungere i luoghi di lavoro o studio. Le ragioni della situazione che vivono i pendolari sono chiare. Manca totalmente una regia nazionale rispetto a un tema che non può essere delegato alle Regioni senza controlli. Anche perché da Berlusconi a Renzi, chi è stato al Governo in questi anni ha una forte responsabilità rispetto alla situazione che vivono i pendolari. Rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% con la conseguenza che le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, hanno effettuato in larga parte dei casi tagli al servizio e aumento delle tariffe».

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