Sanità, la Giunta Oliverio nomina 5 nuovi manager

Su proposta del presidente Oliverio la Giunta regionale ha approvato i piani di classifica dei Consorzi di bonifica del “Tirreno reggino”, del Basso Jonio reggino e dell’Alto Jonio reggino. Sono stati nominati cinque nuovi direttori generali nella sanità: all’Asp di Cosenza Mauro Raffaele, all’Asp di Vibo Valentia Angela Caligiuri, all’Asp di Catanzaro Giuseppe Perri, che era già commissario, all’azienda ospedaliera di Cosenza Achille Gentile, che era già commissario, all’azienda ospedaliera di Reggio Frank Benedetto, che era già commissario. Infine, la Giunta ha rettificato la delibera sulla programmazione regionale unitaria 2007-2013 e ha aggiornato il Piano di azione degli obiettivi di servizio.

Un pensiero su “Sanità, la Giunta Oliverio nomina 5 nuovi manager

  1. Sergio Scarpino (@ScarpinoSergio)

    PROPOSTE TERAPEUTICHE
    per la
    SANITA’ CALABRESE MALATA

    Caro Presidente Mario Oliverio

    scrivendo queste riflessioni , urgerebbe la tentazione della rinunzia ad entrare in tema ( siamo l’ultima delle regioni del Paese nella tempesta vergognosa del degrado in cui versa la sanità …e non solo ) ma proprio la coscienza civica, se non quella della impone una “ riflessione” propositiva :
    LA PRIMA : quella di come e cosa ha ereditato, dalle precedenti amministrazioni, della Calabria e della Sanità se non “ macerie “prodotte da una classe politica ed amministrativa – regionale, provinciale, comunale – e da una “ società “ che ha considerato la politica – anche quella sanitaria – una “ attività utilitaristica”;
    LA SECONDA : cosa le sarà fare , in particolare nella sanità, e quali priorità potrà affrontare con quali prospettive di inversione del degrado attuale, con quali energie e risorse essendo costretto a confrontarsi con un governo antimeridonalista ed un commissario alla sanità scelto dagli interessi governativi che, sin’ora, sembra abbia dimostrato insensibilità se non mancanza di conoscenza dei problemi di queste terra che ignora o dimentica.
    Certo , più che dal “ governicchio antimeridionale, da tanti della “ vecchia ora “ , le si chiederà conto di quanto loro stessi non hanno mai fatto!
    Io mi limiterò al problema della politica sanitaria conscio che non ha alcuna per risolvere i problemi che altri hanno ……” distrutto”. E per proporre validamente questo “ problema” penso sia indispensabile capire attraverso quale fase si sia articolata la vicenda “ SALUTE “ in Calabria.
    La riforma ospedaliera che la Calabria avrebbe dovuto recepire non venne mai inquadrata in una modificazione coerente e complessiva di politica sanitaria in tutti i settori ( strutture ospedaliere , medicina di diagnosi e cura extra-ospedaliera, igiene pubblica , medicina scolastica e del lavoro , riabilitativa ecc ) Questo fenomeno, che le si chiede di risolvere , anche da chi ha maturato negli anni le proprie responsabilità del degrado – in questo e in altri settori della politica – in cui la Calabria è stata fatta precipitare, è la fonte principale di molti guai e scontenti attuali.
    Un fenomeno quello sanitario , che si accompagna ai tanti mali da altri causati – progetti strategici integrati intersettoriali , utilizzo “fondi comunitari “ – ,è stato voluto e tollerato , comunque non prevenuto da tutti i partiti politici calabresi e dagli stessi governi compreso quello in carica e , soprattutto, dai loro rappresentanti nazionali, regionali, provinciali, comunali con la responsabilità operativa di gran parte di una “ lobby “ amministrativa ad ogni sede e livello.
    La presa d’atto del generale malessere assistenziale è stato effettuato più con occhi di parte , molti vorrebbero trovare in lei il capro espiatorio e pretenderebbero, oggi, che lei fosse dotato di quella “ bacchetta magica” che loro hanno sempre tenuta nascosta per , con spirito di solidarietà e di volontà ( quindi nobilmente politica) , non cambiare quanto appare indegno di un paese civile.
    Oggi c’è una Calabria , non quella dei politici e degli amministrativi di ieri , che non tollera più la “ programmazione del rinvio, “ così cara ai “ miss dominici “ renziani , del compromesso, della incompetenza sfacciata e si augura soluzioni sì graduali ma , finalmente, nella direzione giusta : rispondere ai bisogni reali di salute, rifiutando pretese eccessive di protezione assoluta o di servizi superflui, evitando comunque ogni tipo di spreco o , peggio, di ruberia.
    Avendo presente questi richiami “ storici “ tento la formulazione di qualche proposte pratica che faciliti un faticoso, irrimandabile itinerario di revisione e riconversione all’autentico bene comune che la vecchia politica le ha lasciato in eredità e chiede a lei cosa farà senza però esprimersi su compiute linee di un nuovo percorso .
    La Calabria ormai sa che “ nil est dictu facilius “ e pretenderebbe da lei “ facta non verba “ ossia quanto la politica prima di lei non ha voluto fare.
    Occorre che la politica sanitaria instauri un collegamento preciso tra preventivi e consuntivi di attività e delle relative spese con precisa individuazione e “ penalizzazione” delle responsabilità personali e / o di ente.
    Occorre attivare un “ centro di programmazione e studi del settore “ sulla base degli indicatori di sanità ambientale ed umana ; indicatori concepiti da specialisti di grande professionalità e non per nomina politica che possano definire liberamente le caratteristiche socio-culturali della popolazione assistibile , alla mappa dei rischi della salute ed in correlazione alle strutture disponibili ma da utilizzare secondo necessità sanitarie delle comunità, molte , però, da riconvertire ed altrettante molte da eliminare tenendo presente che le priorità assolute dovrebbero essere date a tre centri di altissima specializzazione – cardiochirurgia e oncologia nelle loro diverse discipline – .
    A tutto ciò va posto un rimedio primario con la massima urgenza : tener conto del vincolo di una effettiva programmazione che consentirebbe l’effettivo controllo dei costi di gestione e , di fatto, ne faciliterebbe il loro contenimento.
    E’ forte la denuncia, anche da parte degli stessi operatori della sanità, del pesante condizionamento politico che, attraverso una ferrea e spesso immobilizzante lottizzazione del potere politico ed amministrativo provoca “occupazioni” quasi sempre dissociate da specifiche competenze che un tale Ente così’ delicato nella sua funzione, dovrebbe garantire.
    La politica ha fatto registrare alla Calabria progressive ed impensabili cadute di livello professionale sia, in parte del personale medico che, soprattutto, di quello sanitario non laureato, detto ,impropriamente per alcuni , paramedico.
    Pur non volendo affrontare,in questa fase – ma solo per ora – , il fenomeno nella sua complessità , mi è facile identificare tra le cause principali di esso : i concorsi spesso annacquati o non banditi o addomesticati e abilmente sostituiti da “ sanatorie “ rovinose, apparentemente giustificati da ritardi o ( todos Caballeros ); o , ancora la scomparsa delle note valutative del personale dipendente ( spesso conditio sine qua non per promozioni interne e benefici economici ) nella totale disincentivazione , fino alla più frequente ostilità , alla ricerca e all’aggiornamento scientifico-professionale, l’assoluta assenza , infine, di verifiche in della professionalità sviluppata dopo l’assunzione ( in ruolo ) e quindi con passaggio a livelli sempre maggiori di responsabilità senza adeguata garanzia per l’efficienza del servizio.
    Anche qui , caro Presidente, le si lascia la responsabilità di costruire , ciò che altri prima di lei hanno distrutto, un “ sistema nuovo “ che la moderna decimologia aiuta ad identificare, sia per condizionare in modo equo la selezione all’ingresso nelle carriere, sia per le successive valutazioni di capacità effettivamente dimostrate.
    Mi aspetto, a queste mie riflessioni , che mi si domandi : .. ma tu cosa faresti ?
    Ne anticipo solo una prima parte lasciando ad una seconda prossima riflessione l’intera risposta .
    Ebbene, riinizierei a rivedere la vecchia legge 132 del 1968 attraverso la quale si potrebbe , cosa non fatta , dare un assetto organico ed unitario all’istituzione di un “ VERO “ ospedale sull’intero territorio ( così come indicato in precedenza ) nel rispetto di opportune diversificazioni di livello territoriale e specialistico ; abbatterei barriere e privilegi tra ospedalità pubblica a vario titolo e quella privata – favorendo di questa solo quella efficiente, capace di offrire ottime garanzie di funzionalità , profondamente controllata ; inizierei a compensare i medici ospedalieri – che rappresentano la colonna vertebrale della sanità – secondo professionalità con stipendi ottimi, adeguati ed onnicomprensivi ( oltre a quote variabili per la attività ambulatoriali ed intra-moenia da effettuarsi però nello stesso abito ospedaliero) peraltro mai adeguati al reale processo inflattivo.
    Questa una mia prima riflessione , il resto in una prossima !
    Un cordiale saluto

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