Referendum costituzionale, il Cdu avvia un comitato per il “no”

Nella riunione della segreteria politica allargata ai coordinatori regionali del nuovo Cdu è stato deciso di promuovere un Comitato dei No per respingere, nel referendum del prossimo ottobre, le riforme costituzionali approvate dal Parlamento. Lo annuncia il segretario nazionale del Cdu Mario Tassone. «Il Paese – dice Tassone – si trova difronte un passaggio delicato della sua storia. Le riforme apportate e il significato che il presidente del consiglio attribuisce ad esse, costituiscono una pericolosa e irreversibile inversione di tendenza nel processo di espansione della democrazia. Gli spazi di agibilità si restringono e le riforme costituiscono una dissipazione di un patrimonio umano accumulato nel tempo. Ed è ancora grave che tutto questo avvenga con accorgimenti riformatori parziali (riforma …si fa per dire del Senato) e con un referendum che il governo trasforma in un plebiscito sul suo operato. Il governo cerca, dunque, una legittimazione popolare per continuare a rendere più esangue il ruolo del Parlamento che perde la centralità e la conseguente trasformazione dell’Italia in una repubblica presidenziale. La Costituzione del 1948 viene di fatto abrogata nei suoi aspetti più qualificanti attraverso una procedura non chiara ai limiti della legittimità. Nella campagna referendaria – rimarca il segretario del Cdu – i fautori del Si alle riforme cercheranno di far leva sulla diffusa sfiducia nella politica. Si parlerà dei costi della politica, delle lungaggini parlamentari, delle inutilità degli estenuanti dibattiti. Tutto ciò che costituisce ricchezza di democrazia e di controllo sull’operato del governo e della pubblica amministrazione scompare. Chi sorveglierà le gestioni di enti pubblici, chi porrà freni ad atti che attentano ai diritti? Il Parlamento perde la centralità e il cittadino privato dalla sua rappresentanza non ha le dovute garanzie. Il presidente del Consiglio sa che se ci fosse un referendum sull’abolizione del Parlamento, per il clima che c’è, ci sarebbe una prevalenza dei Si. Ma si può fare a meno del Parlamento? Il cittadino può rinunciare alla propria sovranità ed essere in balia di poteri forti con i quali non può non solo interloquire ma nemmeno criticare? Si deve pretendere l’efficienza delle istituzioni di rappresentanza democratica mai il loro collasso!». Tassone conclude: «In un’altra epoca il Parlamento fu considerato un organismo inutile e il Paese si affidò ai salvatori. Abbiamo visto come è andata. Non c’è nessun demiurgo ma è il popolo che, con sacrificio e operosità, costruisce il proprio destino. Nel 1994 si consolidò un sistema che si diceva avesse sospeso o affievolito i principi fondanti la democrazia e la libertà. Con queste riforme e questo sistema elettorale finisce la” sospensione” e tutto diviene definitivo. Un popolo che rinuncia alla propria dignità, che ricusa gli strumenti di garanzia e subisce l’autoreferenzialità degli esecutivi, si sottomette a una specie di regime. E la seconda Repubblica, che oggi nasce dopo 20 anni di incubazione, rischia di essere appunto un regime. Ecco il significato di un No: salvare una cultura di civiltà e preservare la forza, la creatività, la fantasia, i sogni che solo gli uomini liberi posseggono. Non è poco. È tutto!».

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