Allarme criminalità, il vescovo Oliva cita il comunista Ingrao: «Non basta indignarsi»

Non basta indignarsi, ma occorre reagire: monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, prende in prestito una frase di un ateo materialista come Pietro Ingrao per invitare fedeli e non alla reazione contro i frequenti episodi delittuosi che si verificano nel territorio della sua diocesi. «La cronaca di questi ultimi giorni – scrive in una lettera aperta indirizzata “a cristiani e non” – ha fatto registrare nella nostra terra una serie di fatti particolarmente gravi, che possono passare inosservati: atti intimidatori a pubblici amministratori, incendi a beni della collettività e di aziende pubbliche e private, l’enorme fenomeno dello spaccio e commercializzazione della droga, la diffusione di coltivazione di cannabis, le facili frodi allo Stato, i casi di assunzioni false in settori come quello rurale, e ancora una volta atti di violenza sulle donne. Questi fatti – continua monsignor Oliva – sono sintomi di uno stato di decadimento del senso della legalità e del bene comune: c’inquietano. Reagiamo! Come semplici cittadini, ci chiediamo: che ne è della nostra coscienza civile? Cosa resta del senso di appartenenza alla terra che abitiamo? Ognuno si dovrebbe chiedere “che faccio io?” per la mia terra troppo spesso segnata da rassegnazione, da indifferentismo, da ingiustizie varie, da violenze. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte ad ogni atto distruttivo e di barbarie dei beni comuni». Poi la citazione del grande vecchio del comunismo italiano: «Ma “indignarsi non basta”, come ammoniva – scrive il vescovo di Locri-Gerace – un padre del comunismo dei primi tempi, Pietro Ingrao, da poco scomparso. Occorre recuperare nuovi slanci e motivazioni e partecipare alla vita pubblica con lealtà, abnegazione e forza di sacrificio. I beni comuni sono di tutti e di ciascuno. Come cristiani siamo chiamati a cogliere la provocazione: che ne è della nostra presenza nella società? Che cosa possiamo fare per rendere la nostra bella terra più umana e vivibile? Non contentiamoci di una fede che si esaurisce nel tenere in piedi tradizioni passate che dicono poco o nulla all’uomo di oggi. Non fermiamoci ad un culto che si esaurisce tra i banchi della Chiesa, – afferma infine monsignor Oliva – in una religiosità devozionale che non incide e non cambia nulla nella vita quotidiana. Non possiamo dirci Cristiani, se non doniamo gioia e speranza, se non siamo immagine di una fede vissuta, se non c’impegniamo per la giustizia e la legalità. Come possiamo essere “sale e luce”, se ci pieghiamo alla corruzione, al sistema delle raccomandazioni e dimostriamo disimpegno di fronte alle responsabilità sociali, se preferiamo l’inganno e la frode nei confronti dello Stato, se non siamo operatori di pace e di misericordia?». (Agi)

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