L’allarme dei magistrati di Catanzaro: la ‘ndrangheta è un’emergenza nazionale

La ‘ndrangheta è «un’emergenza nazionale, alla quale fare fronte apprestando opportuni rimedi con il potenziamento del settore investigativo e giudiziario, cui non andrebbero lesinate le necessarie risorse economiche». Lo ha affermato il presidente della Corte d’appello di Catanzaro Domenico Introcaso nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016. Nel suo intervento Introcaso (nella foto al centro) ha rilevato come «la notazione per i delitti di associazione per delinquere, e per i reati fine ad essi collegati, ricalca le riflessioni del passato. I dati forniti dal procuratore distrettuale, Vincenzo Lombardo, correlati alle risultanze provenienti dai Tribunali prefigurano l’esistenza, nel Distretto, di numerose associazioni criminali di tipo ‘ndranghetistico, 39 complessive, 34 delle quali validate di esistenza dall’accertamento giudiziale. Le cifre indicate – ha proseguito l’altro magistrato – non esauriscono i fenomeni e le dinamiche criminali in atto. Le caratteristiche dei gruppi di criminalità organizzata in esame sono la assoluta mobilità soggettiva e trasversalità sia soggettiva che di intrapresa al delitto». Il presidente della Corte d’appello di Catanzaro ha poi evidenziato che «il dato di connotazione organizzativo rilevante è la cosiddetta “locale”, quale centro di imputazione criminale sovraordinata e di coordinamento delle unità territoriali – comunali e infracomunali – riconducibili all’articolazione individuata come locale. Siffatta articolazione trova collocazione nel distretto in 13 “locali” di accertamento giudiziale, distribuite sull’intero territorio e particolarmente stabilizzate nei circondari di Vibo Valentia, Castrovillari, Paola, Lamezia con primazia per valenza criminale e forza intimidatrice delle locali in territorio di Vibo Valentia, Castrovillari, Paola. Nel territorio le attività criminali vanno ricondotte alla tradizione di accumulazione di capitali secondo modalità illecite ma sempre più spesso mediate attraverso lo svolgimento di attività lecite nelle condotte ma criminali nei fini. Il dato di allarme – ha aggiunto Introcaso – viene dalle modalità di esercizio del crimine in forma di impresa articolata su sofisticate gestioni e assegnazioni di ruoli». Inoltre – ha osservato ancora il presidente della Corte d’appello – «l’effetto criminogenetico delle attività di ‘ndrangheta è dunque in geometrica progressione e tragica pervasività. L’accumulazione di enormi risorse finanziarie determina la necessità di riconversione dei proventi in attività lecite attraverso cospicui investimenti in realtà imprenditoriali afflitte dalla crisi in zone esenti dal fenomeno criminale in altre aree del territorio italiano, europeo e intercontinentale. Da qui l’esportazione del crimine in zone del centro e del nord Italia ormai assoggettate alle modalità ‘ndranghetiste di gestione di interi settori dell’economia, della finanza, dell’industria; al fenomeno si accompagna l’esportazione degli ingenti capitali provenienti da delitto, impiegati in attività imprenditoriali geneticamente sane e poi corrotte dai nuovi flussi, resi peraltro necessari dalle situazioni di crisi ormai quinquennale. Icastiche sono le vicende di evidenza mediatica riconducibile al lessico giornalistico di “mafia capitale” ovvero di “mafia expo”». Ne consegue – secondo Introcaso – che «il folclore della “coppola” e del dialetto, le manifestazioni religiose, le processioni, alle quali pure si assoggettano affiliati vecchi e nuovi, zone grigie di fiancheggiamento anche a fini di consenso elettorale, cedono alla fenomenologia della finanza, delle acquisizioni azionarie nelle piazze borsistiche primarie. Siffatto processo di omologazione è all’evidenza strumentale all’acquisizione di potere non più e non solo economico. La pratiche dello scioglimento delle amministrazioni locali per infiltrazioni mafiose non è più triste “mancipio” delle comunità meridionali e calabresi, ma sta avendo tragica espansione nella nazione, nella comunità nazionale. I fatti criminali di Scalea e di Corigliano, secondo paradigma accusatorio di corruzione di tutto il procedimento amministrativo delle autorità locali, incidenti anche sul consenso non sono triste caratteristica locale calabrese, ma fenomeni in attuazione anche in altre realtà territoriali». Emerge così chiaro – ha rimarcato poi il presidente della Corte d’appello di Catanzaro – «il rilievo, reiteratamente segnalato, di una spro­­vincializzazione della ‘ndrangheta che ha assunto le dimensioni di un fenomeno nazionale e internazionale, acquisendo le peggiori connotazioni delle altre organizzazioni criminali. V’è una ragione in più, allora, per considerare l’emergenza ma­fiosa del territorio co­me emergenza nazionale, alla quale fare fronte apprestando opportuni rimedi con il potenziamento del settore investigativo e giudiziario, cui non andrebbero lesinate le necessarie risorse economiche». L’aspetto ancora più preoccupante è dato poi dai «segnali sempre più significativi di una tendenza alla centralizzazione delle famiglie ‘ndranghetistiche che da microcosmi a struttura familiare e localistico assumono i caratteri di cellule interdipendenti e collegate al vertice da strutture sovraordinate. Nella relazione del procuratore della Repubblica di Catanzaro – ha concluso Introcaso – si precisa che recenti acquisizioni investigative hanno evidenziato il progressivo venir meno del frazionismo delle organizzazioni criminali operanti nel distretto, essendo emersi fenomeni di concentrazione il più significativo dei quali sembrerebbe quello, riferito da più collaboratori di giustizia, della costituzione di una “Provincia“ autonoma da quella di Reggio Calabria, di cui farebbero parte tutti i territori ricompresi nel distretto, con eccezione del solo circondario di Vibo Valentia che rientrerebbe in quella di Reggio Calabria». (a. c.)

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