Un tetto per 24 migranti richiedenti asilo politico

Verranno ospitati in una struttura della Caritas a Carolei, a pochi chilometri da Cosenza. Loro sono ventiquattro migranti richiedenti asilo politico in attesa di una dimora fissa. Ieri sono scesi in Piazza XI Settembre, davanti alla prefettura, insieme agli esponenti del comitato di lotta per la casa Prendocasa. Due tende piantate in pieno centro città per ricordare che queste persone dormono in strada. Dopo un lungo confronto con il prefetto bruzio Tomao, è arrivata la soluzione che gli mette un tetto sopra la testa.
Cosenza è città accogliente e la voce fra i richiedenti asilo politico si sparge con una certa facilità. Ci sono movimenti e associazioni che accolgono queste persone che scappano dal loro Paese perché le loro idee possono costargli la vita. Il programma Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo, in città e in provincia viene richiesto molto da afgani, iracheni, curdi, pakistani proprio perché sanno di trovare, su queste sponde, sicurezza e accoglienza. Dall’associazione Kasbah passano i richiedenti asilo del programma Sprar. Sono tanti, pieni di paure e di dubbi. Tanti, si diceva, mentre i posti disponibili diventano sempre meno e hai voglia a sollecitare il governo centrale ma, su certi temi, a Roma sembrano non sentire bene a causa delle orecchie da mercante di molti.  Ieri il presidio in piazza del Prendocasa ha portato ad una soluzione per i 24. Sta ora alle istituzioni, è il messaggio che lanciano sia attivisti del comitato di lotta per la casa che la Kasbah, sopperire alle carenze perché quello è il loro ruolo.

Prendocasa: «Sfuggono da guerre e diventano prigionieri della burocrazia»
Gli attivisti del comitato Prendocasa hanno seguito per tutto il giorno l’evoluzione delle sorti dei ventiquattro migranti richiedenti asilo politico. Proprio mentre erano pronti a montare le tende in piazza e passare la notte davanti alla prefettura è arrivata la soluzione. Il “rifugio” è stato trovato in una struttura Caritas di Carolei. «La vita che fugge di fronte alle bombe, la burocrazia che intasa le arterie dei diritti, i media che partoriscono orizzonti cupi e tenebrosi generatori di paure, indifferenza e xenofobia – raccontano gli attivisti di Prendocasa – Questa la storia dei ragazzi che abbiamo incontrato presso la stazione di Vaglio Lise dove tornano la notte per dormire nei cartoni, sulle panchine o negli edifici abbandonati. Sono alcuni dei fortunati giovani (altri giacciono in fondo al mare) che dopo aver superato indenni il viaggio nelle barche-carretta e scavalcato recinzioni e muri che costellano i confini europei, sono giunti a Cosenza. Scappano da guerre che non hanno voluto, vittime delle strategie geopolitiche delle superpotenze mondiali. Sfidano la sorte sognando un futuro dignitoso. Oggi sono qui in attesa di quei documenti che, inquanto rifugiati, gli spetterebbero di diritto… ma… “wait, wait, wait”, espletate tutte le procedure previste, non resta che un’estenuante attesa che dura ormai da circa tre mesi».
«Non c’è posto per loro nella “mangiatoia” della storia, non c’è nessun bue e nessun asinello a riscaldarne le notti ed anche i fiumi di fondi destinati a queste emergenze sembrano essere stati tutti risucchiati dalla voracità delle cooperative, non solo capitoline – continua Prendocasa – coinvolte nel business dell’accoglienza. Refugee Welcome… ara Stazione! Certo potevamo girarci anche noi dall’altra parte, far finta di non vedere gli effetti disastrosi di quel mostro sistemico affamato di austerità che, intento a scavare solchi ed erigere nuovi muri, divide in maniera iniqua le risorse mondiali fra pochi paperoni, lasciando nella polvere i corpi di miliardi di impoveriti. Questo mostro, però, non si aggira più solo tra mondi lontani ma è sempre più presente nelle nostre strade mordendo e mietendo vittime che hanno il volto dei senzacasa, dei disoccupati e dei precari. Anche per questo abbiamo allestito, simbolicamente, nella piazza centrale della città un campo profughi, per rendere visibili gli invisibili, per svegliare le coscienze intorpidite, per dimostrare che lo slogan “Cosenza città dell’Accoglienza” è ancora oggi attuale e non rappresenta solo un antico attestato ormai logoro che giace negli archivi della storia cittadina. Welcome Refugee… in Piazza XI Settembre!».

La Kasbah: «“Riflettori” sempre accesi e ampliamento dello Sprar»
Il rifiuto più totale di soluzioni che riguardino Cas e Cie arriva dall’associazione La Kasbah. «Dopo aver denunciato la cattiva accoglienza che ha portato alla chiusura del Cas di Spineto e in seguito alle numerose visite in tutti i Centri di accoglienza straordinaria della provincia di Cosenza, all’interno dei quali abbiamo incontrato ragazzi, donne e bambini privati di dignità e diritti, continuiamo a chiederci come la presenza di un numero tanto esiguo di richiedenti asilo nella città di Cosenza possa rappresentare una “emergenza” per la quale le istituzioni competenti non riescono ad individuare soluzioni dignitose – dicono – Sono circa 300 i richiedenti asilo collocati all’interno dei cd Centri di accoglienza straordinaria in una delle Provincie più grandi di Italia; basterebbe, come da più tempo suggerito, prevedere una distribuzione capillare sui territori comunali per risolvere in breve tempo questa finta emergenza. Si preferisce invece creare ad arte un regime emergenziale, funzionale a favorire l’affarista di turno che lucra sulla pelle di queste persone e continuare a far finta che non esistano questi ragazzi richiedenti asilo che da mesi dormono alla stazione».
«Conosciamo le storie di questi ragazzi che hanno deciso di manifestare pubblicamente perchè quotidianamente li incontriamo all’interno della nostra associazione – spiegano ancora da La Kasbah – Hanno tutti bisogno di una casa, di assistenza medica, di affiancamento per la presentazione della richiesta di asilo e sostegno per l’audizione in Commissione: servizi che le istituzioni preposte continuano sistematicamente a negare, come denunciamo da sempre. Nel vuoto pneumatico locale, istituzionale e non, in cui queste persone titolari di diritti costituzionalmente garantiti vengono da anni relegate in questa città, è solo grazie all’intervento di quelle poche associazioni con cui da anni interagiamo, che riusciamo, a gran fatica, a garantire servizi minimi di tutela a persone che sono rimaste fuori dal circuito dell’accoglienza: l’ambulatorio medico Senza Confini, l’Unità di strada della Caritas e l’Equipe per le vittime di tortura, dove insieme a personale medico specializzato e ad operatori sensibili, incontriamo persone segnate da traumi, spesso invisibili, legati a violenza e torture sia nei paesi di origine che in quelli di transito e approdo. Traumi derivanti da contesti di guerra e persecuzione che sono le vere cause che costringono queste persone a scappare dalle loro terre. Quotidianamente li affianchiamo nel farraginoso iter procedurale presso la Questura di Cosenza per formalizzare la richiesta di asilo e li assistiamo fino al momento della convocazione presso la Commissione che deciderà se riconoscere o meno una forma di protezione. In caso di esito negativo, insieme agli avvocati dello sportello legale “Commisso”, viene garantita loro tutela lagale al fine di scongiurare il rischio dell’espulsione e dell’invio presso i Cie. Puntualmente segnaliamo la loro presenza sul territorio affinchè venga individuato nel più breve tempo possibile un progetto di accoglienza nella rete dello Sprar».
Concludono sottolineando che «Molti dei richiedenti asilo che a Cosenza, in particolare nell’ultimo anno, vivono per strada e dormono presso la stazione, in seguito a nostra richiesta sono stati inseriti in diversi progetti Sprar della Provincia di Cosenza, laddove vi era disponibilità di posti. È questa la vera nota dolente! I posti disponibili nel circuito dello Sprar purtroppo non bastano a coprire il fabbisogno reale. L’attuale sistema di accoglienza presenta storture e lacune che spesso ricadono interamente sulle spalle di singoli e associazioni che provano a contenere gli effetti devastanti subiti dai richiedenti asilo. L’unica soluzione possibile rimane quella dell’ampliamento dei posti in accoglienza nella rete dello Sprar che, salvo qualche eccezione, rappresenta un modello virtuoso in quanto fondato sulla logica dei piccoli numeri e in grado di garantire la tutela legale, sociale e sanitaria di persone in fuga da contesti violenti. Ci auguriamo per questi ragazzi che la soluzione non sia quella dell’invio nel Cas di turno, ma soprattutto che le loro esistenze non vengano nuovamente risucchiate nel vortice dell’indifferenza generale della città, nel momento in cui i riflettori si spegneranno».

Francesco Cangemi

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