Ansaldo Breda, la Dieni “stuzzica” Falcomatà

«Ma è ancora soddisfatto il sindaco Falcomatà per l’acquisizione di Ansaldo Breda e, con questa, degli stabilimenti di Reggio Calabria, da parte di Hitachi?». Lo afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Federica Dieni. «A quanto emerge – continua la parlamentare 5 Stelle – la procura di Milano sembra non vederci chiaro dietro la cessione da parte di Finmeccanica di Ansaldo Breda e Ansaldo Sts. Quello che sospettano i magistrati è che si sia trattato di un’operazione finanziaria per incorporare la seconda società a prezzo di saldo, gonfiando il prezzo della prima. Al di là della questione, che sarà compito dell’autorità giudiziaria accertare, sembra che l’amministratore delegato di Finmeccanica Mauro Moretti abbia riferito che le indagini abbiano provocato il fastidio da parte dei giapponesi che si sarebbero pentiti di aver investito in Italia. Anzi, con il coinvolgimento della procura di Milano, secondo notizie apparse sulla stampa, sfumerebbe la possibilità di uno spostamento della sede europea del quartier generale Hitachi nel nostro Paese. E’ logico pensare – prosegue la Dieni – che questo disagio si tradurrà in un minore impegno in Italia tanto che la notizia ha cominciato sollevare preoccupazioni in altri stabilimenti Ansaldo come quello di Pistoia, dove si temono ripercussioni. Mi domando se anche il sindaco Falcomatà non cominci ad avvertire un certo timore per la piega che stanno prendendo gli eventi. Egli infatti, al tempo della chiusura delle trattative, annunciava di aver avuto rassicurazioni che per le strutture cittadine si prevedeva “non solo il salvataggio ma anche la valorizzazione dello stabilimento”. Spero che voglia rivolgersi alle sue fonti di allora, al presidente del Consiglio Renzi e al ministro Delrio (allora sottosegretario a Palazzo Chigi), per avere una conferma della continuità dell’impegno di Hitachi. Per quanto mi riguarda – conclude la Dieni – confermo tutte le perplessità riguardo ad un’operazione che si dimostra, ogni giorno di più, avventata e dai contorni poco chiari. So perfettamente che essa è transitata molto al di sopra della testa del sindaco Falcomatà, ma egli non era obbligato a dare a questa il proprio avvallo e implicitamente quello della città. Non vorrei che la passività di allora continui oggi, traducendosi in un disinteresse che, nella situazione attuale, non può che provocare ulteriori danni per gli stabilimenti ex-Omeca».

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