Inchiesta petrolio in Basilicata, denuncia 5 Stelle: in Calabria smaltite scorie pericolose

«L’incubo del disastro ambientale e dei pregiudizi alla salute dei cittadini, secondo quanto sta emergendo dall’inchiesta sui rifiuti petroliferi lucani, è il vero volto di quello che volevano farci credere un sogno fatto di ricchezza, lavoro e benessere per tutti». Lo affermano l’eurodeputata Laura Ferrara e il deputato Paolo Parentela, entrambi del Movimento 5 Stelle. «Gli inquietanti retroscena – aggiungono Ferrara e Parentela – che stanno emergendo dall’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione dei reflui petroliferi al Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano, è solo la punta dell’iceberg dei perversi meccanismi che ruotano attorno allo smaltimento dei rifiuti pericolosi e agli intrecci con il mondo politico, così come testimoniato dalle vicende che hanno determinato le dimissioni del Ministro Guidi e che oggi coinvolgono tutto il Governo Renzi. Secondo i Carabinieri del Noe, gli scarti della lavorazione, anziché quali rifiuti pericolosi sono stati smaltiti quali rifiuti non pericolosi presso gli impianti di Lamezia Terme, Gioia Tauro e Bisignano. Nel caso specifico sarà la magistratura ad accertare i fatti e le responsabilità – continuano Laura Ferrara e Paolo Parentela – ma resta un dato certo: i meccanismi scellerati dello smaltimento illecito dei rifiuti pericolosi, oramai conclamati e collaudati, devono essere scardinati con ogni mezzo. Navi “a perdere” affondate nei nostri mari, autocisterne fantasma, codici dei rifiuti pericolosi taroccati per renderli innocui, scarichi occulti e, dulcis in fundo, un Piano di gestione rifiuti che in Calabria è fermo ancora al 2007 e che attende di essere riscritto, così come prevede la normativa in materia. Le nostre interrogazioni e una petizione hanno costretto anche la Commissione europea ad indagare sulla Regione Calabria e il Parlamento europeo a scrivere direttamente al Presidente Oliverio. Attualmente è stata aperta la procedura Vas (prevista per determinati piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente) la quale prevede la consultazione del pubblico. Chiunque può presentare osservazioni sul Piano. Tra una settimana ci sarà il referendum cui invitiamo a votare Sì per impedire le trivellazioni costiere. Da parte nostra – concludono i 5 Stelle – useremo tutti gli strumenti politici e giuridici che la legge mette a nostra disposizione per scardinare un sistema che sta uccidendo la nostra terra in nome del Dio danaro. Diversamente, i nostri figli ci malediranno».

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