Nessun complotto contro De Magistris, tutti assolti in “Why Not”

Assolti con formula piena i sei imputati nel processo per la presunta sottrazione delle inchieste “Why not” e “Poseidone” all’allora pm di Catanzaro Luigi de Magistris. Il tribunale di Salerno ha riconosciuto che «il fatto non sussiste», respingendo quindi l’ipotesi di un complotto ai danni dell’attuale sindaco di Napoli. La sentenza, pronunciata questo pomeriggio dai giudici della prima sezione penale (Presidente De Luca, a latere Zunico e Albarano), arriva dopo 110 udienze nell’arco di 5 anni, e una sessantina di audizioni dell’ex sostituto procuratore de Magistris da parte dei magistrati salernitani. Assolti dunque Salvatore Murone, ex procuratore aggiunto di Catanzaro; Giancarlo Pittelli, avvocato ed ex parlamentare, ex coordinatore regionale di Forza Italia in Calabria; Giuseppe Galati, ex sottosegretario alle Attività produttive (oggi esponente parlamentare del gruppo Ala); Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria; Dolcino Favi, ex procuratore generale facente funzione a Catanzaro e l’avvocato Pierpaolo Greco. I fatti risalgono al periodo marzo-ottobre del 2007. Stralciate le posizioni per estinzione del reato in seguito alla morte dell’allora procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi e di Maria Grazia Muzzi, all’epoca cancelliere presso la Corte d’Assise di Catanzaro. I pm Rocco Alfano e Maria Chiara Minerva avevano chiesto per Murone e Pittelli tre anni di reclusione, per Saladino e Galati una pena di due anni e sei mesi di reclusione, mentre per Dolcino Favi e Pierpaolo Greco era stata chiesta l’assoluzione. La sentenza, giunta dopo quattro ore di camera di consiglio, quando è stata pronunciata dal presidente Gaetano De Luca, è stata accolta con soddisfazione dai legali degli imputati, nessuno dei quali era presente in aula. «Oggi la magistratura Italiana – commentano gli avvocati Mario Murone, Francesco Favi e Giovanni Lacarìa, rispettivamente difensori di Salvatore Murone, Dolcino Favi e Antonio Saladino – restituisce a questa nazione un pezzo di storia senza le forzature di parte legate a progetti influenzati da smodate ambizioni personali. Sul piano processuale storico questa sentenza segna in maniera incontrovertibile la non credibilità di Luigi de Magistris ex magistrato». Di segno opposto il commento del diretto interessato: «I fatti sono lì – ribadisce de Magistris -, sono molto chiari e indipendentemente da questa sentenza di primo grado sono certo che la sottrazione di quelle inchieste è stato un atto criminale e prima o poi giustizia deve essere fatta. Sono molto amareggiato perché in questo Paese si fa sempre più fatica a ottenere giustizia quando si subiscono ingiustizie che sono profonde e derivano da ambienti istituzionali». (Ansa)

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