Elezioni a Platì, parla la Leonardi: «Una parte del Pd mi ha boicottata»

«Per un anno sono stata boicottata non solo da una parte del paese, ma anche da una parte del mio partito regionale». Lo ha affermato Anna Rita Leonardi, la giovane del Pd che ha spiegato in un’intervista a Repubblica la decisione di ritirare la sua candidatura a sindaco a Platì, dove il 5 giugno si torna a votare dopo alcuni scioglimenti del Comune per infiltrazioni ‘ndranghetiste. «Per quanto tu abbia determinazione e voglia, se non hai firme e candidati non c’è niente da fare. Avevamo trovato quattro giovani che – ha proseguito la Leonardi – sarebbero stati disponibili ad impegnarsi con noi, poi avremmo completato la lista con degli esterni. Ma poi hanno fatto un passo indietro. È stata convocata una riunione a Roma. C’eravamo io, il segretario regionale Ernesto Magorno, il responsabile calabrese dell’organizzazione Giovanni Puccio e il vicesegretario Lorenzo Guerini. Alla fine, è emerso che non c’erano più le condizioni per presentare una lista a Platì. Non c’era tempo per cercare nuovi candidati e provarci con soli esterni non avrebbe avuto alcun senso. Sarebbe stato come proseguire con il commissariamento. Noi volevamo riportare il paese a fare politica». Nell’intervista a Repubblica la Leonardi ha poi proseguito «A Platì non c’è solo un’alta densità mafiosa, ma anche un’enorme diffidenza nei confronti della politica. Non sono stata messa nelle condizioni di rompere questa cappa. Per un anno sono stata boicottata non solo da una parte del paese, ma anche da una parte del mio partito regionale. Il segretario provinciale Sebi Romeo, e Magorno mi sono stati vicini, come tutto il nazionale, ma molti dirigenti locali mi hanno apertamente osteggiata e questo mi ha reso poco credibile. In più il circolo è stato aperto e chiuso nel giro di un mese e io ero lì da sola. Una parte del Pd calabrese ha lavorato apertamente perché questo progetto non funzionasse…». Infine la Leonardi ha rimarcato come «Platì è un territorio complesso, dove molti, pur incensurati, hanno parenti o amici che hanno avuto problemi con la giustizia. In paese ho sempre parlato con tutti, ma fin dal principio ho messo paletti molto chiari per la formazione delle liste. Forse ho pagato la mia rigidità. C’era chi diceva che fossi lì a fare “lo sbirro”. Né io, né i miei candidati abbiamo mai ricevuto minacce, tanto meno siamo stati avvicinati. Questa storia non ha nulla a che fare con la ‘ndrangheta, è solo un fallimento politico».

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