Il “lancio” di Al The Coordinator

Se ne frega della scaramanzia e fa bene. Aldo D’Orrico, ormai Al The Coordinator, mette 17 brani in scaletta per il concerto che presenta l’album “Join the Coordinator”. Dopo un mini tour nei club, il Coordinatore ha suonato a casa sua, nella sua Cosenza, in un divertente e intenso live sul palco del Teatro dell’Acquario.
In scena D’Orrico ripercorre quasi tutti i brani del disco prodotto dalla collaborazione fra La Lumaca dischi e la Gas Vintage records; un album che è una chicca del panorama bluegrass italiano come pochi. Possiamo azzardare questa definizione data la desolante situazione nel Bel Paese. Ma Al The Coordinator guarda fuori dai confini nazionali per quanto riguarda il genere che mescola country stelle e strisce alla tradizione britannica. Miscela brani di “Join the Coordinator” a Bill Monroe, padre del bluegrass, passando per Bob Dylan. Aldo è fornito di una voce impastata da sigarette e whisky. Ascoltandolo vien voglia di paragonarlo ad un Johnny Cash di queste latitudini. La serata “giocata” in casa un po’ lo emoziona ma quando parla attraverso le sue canzoni, il suo storytelling, Al va spedito come un treno. Tre brani in sequenza del disco d’esordio: Erwin last passion, Pickin’ on my heart e Salt creek. Il suono che arriva al pubblico di un gremito Acquario è bello “pulito” e gradevoli sono anche i giochi di luce che proiettano ai lati del cantante la sua sagoma d’ombra ingigantita. Banjo in mano per cantare il primo tributo e cioè For the turnstiles di Neil Young, poi It ain’t me babe di Dylan (portata ad alti livelli anche da Cash), per ritornare al brano più noto di “Join The Coordinator” ovvero The Hunter’s prayer. D’Orrico smette di essere da solo sul palco quando intona un altro pezzo di Bob Dylan. Lo accompagna in Girl from the North country Mario D’Orrico al mandolino. E’ il primo dei The Coordinators a comparire. Saranno di scena poco dopo Giuseppe Romagno (dobro, chitarra, banjo e cori) Alessio Iorio (contrabbasso e cori) e David Gerbasi (stage piano e organo). I successivi brani del debut album eseguiti dal vivo (Working on a Building, Golden, The Mist, Really Cares About e The Shepherd’s walk), si incastrano con le cover di Bill Monroe (Uncle pen) e Ricky Skaggs (Hallelujah I’m ready to go). Tre rivisitazioni anche per il bis: Hurt di Johnny Cash, Life on Mars di David Bowie e chiusura con I shall be released di Dylan.
Un concerto, e un album, coinvolgente e intenso che piacerà anche ai non esperti del genere Bluegrass perché la buona musica è sempre la buona musica. Si assapora come fosse un whisky di Campbeltown. E “Join the Coordinator” ha un sapore buonissimo.

Francesco Cangemi

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