“Hettaruzzu Hebdo”: non ammessi e mazziati…

«Succede a Cosenza, capitale del Bruzio, che per miracolo ogni lista presentatasi sulla griglia di partenza della competizione elettorale, dopo essere stata condannata dal Tar di Catanzaro venga riammessa. Tutte le liste. Tranne una. La Cenerentola di turno si chiama Hettaruzzu Hebdo e non parteciperà al gran ballo del 5 giugno prossimo venturo dove ogni lista del reame è stata invitata (anche quelle che erano state allontanate macchiate dall’identica colpa, quella di aver fatto autenticare alcune firme dei propri candidati presso funzionari comunali extra-territoriali)». E’ quanto si legge in una nota del collettivo “Hettaruzzu Hebdo” (Nunzio Scalercio, Peppe Febbraio, Nicolò Sivini, Tonino Napoli), ispiratore della lista che sosteneva la candidatura a sindaco di Vincenzo “Guru” Iaconianni. «Questa storia triste che sembra materia per Vladimir Propp, in realtà – prosegue il collettivo “Hettaruzzu Hebdo” – è quanto è accaduto a un nugolo di pazzi temerari che hanno creduto di poter concorrere democraticamente illudendosi di essere inter pares. Nella mattina del 17 maggio tutti i giornali annunciavano che il Consiglio di Stato aveva ammesso tutti, spulciando tra le motivazioni che erano tutte un fiorire di “favorire la partecipazione democratica”, “favorire la volontà del popolo”, “l’esclusione di una lista può essere disposta solo quando la legge la preveda chiaramente” e belle parole riconducibili alla sfera della “ragionevolezza”, noi poveri ultimi arrivati della scena elettorale, illudendoci ci siamo detti: se ammettono gli altri che hanno escluso per i nostri stessi motivi, certamente ammetteranno anche noi. Proprio in nome, appunto, di quella democrazia e quella partecipazione di cui dicevamo. Ora, noi ritorniamo a mangiare la nostra buona pasta (è bene che un premio di consolazione sia sublime) ma tra un’addentatina e l’altra avremmo il desiderio di sapere (fermo restando che nessuno vuole mettere in dubbio onestà e buona fede della Commissione elettorale) il motivo per cui alla fine della fiera, dopo aver presentato un’istanza in autotutela (come ci era stato suggerito da una serie di avvocati amici) alla Commissione più volte citata e al Prefetto, nel pomeriggio di mercoledì siamo stati liquidati con un lapidario “non luogo a provvedere”. Il passaggio cruciale del verbale che vi viene consegnato recita così: “Considerati, pertanto, che è decorso il termine del ventiseiesimo giorno antecedente la data delle elezioni, entro il quale la Commissione elettorale ha il potere di verificare l’ammissione e le esclusioni delle liste, con voti unanimi legalmente espressi, delibera, per le motivazioni in premessa citate, il non luogo a provvedere”. Ora, il dubbio che la democrazia soffra in questo frangente ci spinge a chiederci,: “perché tutte sì e noi no?”. Come la fata madrina di Cenerentola, poi, un bravo avvocato ci fa notare nel pomeriggio che “le deliberazioni delle commissioni circondariali soggiaciono al potere di autotutela, che, nel caso di provvedimenti di ammissione e ricusazione di candidati e liste, può essere esercitato fino alla pubblicazione dei manifesti con i candidati (Consiglio di Stato – V Sezione, 24 marzo 1972, n. 218)”. Con profondo rispetto per chi ha la bacchetta magica in mano (anche perché u gabbu coglia, figurati n’incantesimo), non possiamo che appurare senza saper né leggere e né scrivere che le due posizioni un po’ cozzano tra di loro. Perché la Commissione elettorale non ci ha ammesso in autotutela? C’era bisogno di coraggio? C’era da fare il sorteggio e mettersi a cacciare e riammettere avrebbe fatto perdere tempo prezioso ai loro membri? Perché tutti vanno al ballo e noi dobbiamo restare al palo? Cosa non va in Hettaruzzu Hebdo? Come in tutte le favole – conclude il collettivo “Hettaruzzu Hebdo” – speriamo in un lieto fine, in un ravvedimento dell’ultima ora, di un colpo di bacchetta magica finale. Prendendo in considerazione il fatto che la pubblica amministrazione può sempre rivedere i propri atti illegittimi, soprattutto alla luce di tutte le sentenze emesse in questi giorni che hanno fornito una chiara lettura della normativa che è finalizzata, si badi bene, a una ampia inclusione dei partecipanti e non della loro esclusione (vedi Cassazione e Corte europea nella sentenza Fassina)».

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