Referendum, D’Attorre: Oliverio ormai subalterno a Renzi

«L’irrituale conferenza stampa con la quale il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, accompagnato dal Rettore dell’Università della Calabria, si è platealmente schierato per il Sì al referendum costituzionale certifica la sua definitiva perdita di autonomia politica rispetto a Renzi». Lo afferma il deputato Alfredo D’Attorre, componente dell’esecutivo nazionale di Sinistra Italiana. «Per quanto – prosegue D’Attorre – si possa comprendere l’ansia di legittimazione e lo zelo da neofita del renzismo, non si può non restare colpiti per l’enfasi e l’adesione incondizionata alla linea del governo, di fronte alla quale Magorno e Carbone rischiano di apparire quasi come dei renziani tiepidi e titubanti. La stessa debolezza e genericità delle argomentazioni addotte a sostegno della riforma Boschi confermano il carattere tutto politico della scelta di Oliverio, che mette il suo destino politico nella mani di Renzi, consegnandosi a una posizione subalterna e incompatibile con la possibilità di difendere davvero gli interessi della Calabria. Ma, come nel caso di Renzi, neppure a Oliverio il diversivo del referendum costituzionale – conclude D’Attorre – servirà per coprire l’inadeguatezza di un’azione di governo sempre più lontana, sia per metodo sia per risultati, dalle aspettative suscitate in campagna elettorale».

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Un pensiero su “Referendum, D’Attorre: Oliverio ormai subalterno a Renzi

  1. Sergio Giornalista

    E’ all’indomani della visita di Renzi in Calabria che ho visto confluire il Presidente della regione Calabria, e quasi confondersi , all’interno di quello schieramento renzi-verdini-alfano .
    Non si tratta , come una lettura più superficiale può apparire, del problema della costituzione di un laboratorio politico che anticiperebbe ormai la formazione del partito di renzi-verdini ma della conseguente politica che investe questa sfortunata terra e la costringe a subire la sorte di essere piegata alla politica del “potere centrale” ma più a fondo e più sostanzialmente dell’interrogativo sulla funzione e sul ruolo che questo governo regionale potrà ricoprire .
    Quel che più colpisce è la incomprensibilità di un rapporto politico distruttivo per la Calabria che evidenzierà un ulteriore e più profondo scollamento fra cittadini ed Istituto regionale .
    La “ schermaglia politica” introdotta quasi arbitrariamente da un Presidente di Regione , senza nessun confronto con l’Istituto regionale che dovrebbe rappresentare nella sua interezza, mostra con chiarezza l’assenza di ogni vero contenuto culturale politico, assenza che si cerca invano di coprire sollevando pseudo-problemi di fedeltà costituzionale, i quali non mancano di manifestare il loro carattere surrettizio.
    Si discute con naturalezza non sulla Costituzione ma di una politica che sa di senza preoccuparsi che essa è espressione di una cultura che considera la politica fine a se stessa: concezione in cui è normale che i contenuti dell’agire siano fungibili secondo interessi personali e non rappresentino più né gli elementi caratterizzanti una proposta politica finalizzata , né la base su cui costruire successive convergenze ed alleanze a SINISTRA.
    La prassi politica attuale , innescata dal presidente di regione e di quanti lo seguiranno, si fonda sull’utilitarismo più becero che fa scuola a quella passata classe politica che la si vorrebbe criticare e dalla quale, però, non ci si differenzia per cogliere oggi quel nuovo anelito di libertà verso il futuro di questa nostra regione.
    Per un rinnovamento effettivo della vita politica di questa regione era necessario una classe dirigente capace di incarnare un modo nuovo di far politica, che sapesse cioè coniugare vita privata e vita pubblica, morale privata e morale pubblica.
    In questo modo la Calabria può rinnovarsi ed essere capace di recare quel contributo autorevole e non per un intelligente adeguamento alla nostra Carta Costituzionale alle esigenze di una TERRA sottomessa ad una “ imposta “ esasperata, conflittuale frammentazione.
    SAREBBE STATO NECESSARIO CHE RESTASSE SEMPRE A FUOCO NELLA NOSTRA COSCIENZA CHE L’ILLEGALITA’ IN CALABRIA COSTIUISCE PROBLEMA GENERALE, CHE HA RADICI ISTITUZIONALI, TROVANDO LA SUA CAUSA NEL REGIME DELLA DIPENDENZA CHE QUESTO GOVERNO HA RIESUMATO , CHE ESSA E’ QUINDI PARTE ORGANICA DELLA SPECIFICA STRUTTURA DI POTERE CHE GOVERNA QUESTO TERRITORIO, DI CUI ,SUBORDINAZIONE ALLA CLASSE POLITICA, E’ ELEMENTO ORGANICO.
    CONFDO che la Calabria, i calabresi , questa volta, comprendano di essere loro il motore del NUOVO , perché la cultura si svegli, perché la richiesta di legalità , divenga, come deve essere, richiesta concreta di libertà di un popolo sempre piegato alla
    .

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