‘Ndrangheta, allarme nel Crotonese: “guerra” in vista?

«La scoperta di queste armi è un segnale di allarme, anche se ogni ipotesi è possibile e noi stiamo lavorando per capire a cosa servivano e per conto di chi erano state nascoste». A dirlo è stato il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, colonnello Salvatore Gagliano, parlando con i giornalisti del ritrovamento di un arsenale riconducibile, per gli investigatori, alle cosche di Cutro. Le armi – un kalashnikov, 4 fucili, 7 pistole e oltre 500 cartucce – erano in casa di un insospettabile imbianchino, Leonardo Procopio, di 41 anni, incensurato, che le custodiva nella propria casa in località Steccato di Cutro. Le indagini puntano adesso a delineare la figura figura dell’euomo e le sue frequentazioni per capire per conto di chi pistole e fucili erano custoditi. La preoccupazione degli investigatori è legata ad un eventuale scontro tra cosche in una zona come quella di Cutro, in cui domina il clan retto dal boss Nicolino Grande Aracri che negli ultimi tempi è stato colpito dalle maxioperazioni antimafia “Aemilia” e “Kiterion”. Questa circostanza potrebbe aver aperto «un vuoto di potere» e per questo «l’equilibrio tra le cosche è solo apparente», come ha spiegato il comandante della Compagnia carabinieri di Crotone, capitano Claudio Martino. L’ipotesi più probabile è che i clan usciti perdenti dalla guerra con la cosca Grande Aracri possano approfittare di questa situazione di debolezza per tornare a farsi avanti. (Ansa)

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