Ferrovia jonica, l’arretramento continua

Sulla ferrovia jonica l’arretramento continua. Lo denuncia il professor Domenico Gattuso, presidente Ciufer e coordinatore di “Altra Calabria”. Ecco la sua riflessione integrale.

E’ ormai trascorso quasi un anno dall’insediamento dell’Oliverio Bis. Nel campo dei trasporti pubblici, alle attese riposte nella nomina di un tecnico non hanno fatto seguito riscontri positivi. I risultati sono deludenti e il nuovo orario dei servizi ferroviari rischia di fare esplodere la protesta dei cittadini della fascia ionica. Nell’autunno 2015 l’assessore Musmanno apriva al confronto con la cittadinanza attiva convocando il tavolo tecnico che era stato promesso dal suo predecessore De Gaetano. In occasione dei primi incontri si profilavano buone intenzioni e progetti rivoluzionari: confronto periodico e costruttivo con le rappresentanze dei cittadini, nuovo piano di esercizio del Tpl elaborato da esperti, servizi su gomma non più in concorrenza con il treno ma complementari, rafforzamento delle dorsali costiere ferroviarie e collegamenti più robusti mediante bus a pettine verso le cittadine dell’interno, risoluzione delle criticità e delle incongruenze di orario, coincidenze intelligenti, innalzamento della qualità dei servizi. Ma pochi mesi dopo (febbraio 2016) la musica cambiava all’improvviso. L’assessore si attivava per fare approvare una legge di riforma del Tpl in puro stile burocratese, senza accogliere alcuna osservazione proveniente dal mondo sociale e dalle rappresentanze sindacali. Una legge discutibile, elaborata a tavolino, spacciata per innovativa e che invece risponde a logiche di conservazione e appesantimento dell’apparato burocratico. Secondo atto: chiusura del tavolo di concertazione con movimenti ed associazioni, introducendo alcune regole capestro; in sudditanza ai dettami dei vertici Fs, l’assessore cancellava in un colpo solo tutte le associazioni dalla scena. Queste ultime chiedevano un intervento forte nei confronti  di Ferrovie dello Stato per impedire l’opera di smantellamento dei servizi e dell’infrastruttura sul corridoio ionico, l’acquisto di veicoli ferroviari, una riprogrammazione ed un potenziamento dei servizi, anche attraverso una interlocuzione a livello ministeriale, nell’ottica di migliorare l’attrattiva del treno e riorganizzare il comparto del trasporto pubblico. I fatti sono fatti: l’assessore appare debole nei confronti di Ferrovie dello Stato; non ha assunto alcun impegno per l’acquisto di treni (i due treni Swing inaugurati sono un “regalino” di Trenitalia conseguente alla copertura del debito pregresso di 100 Milioni di Euro della Regione), e non ha operato alcun potenziamento dei servizi, trincerandosi su motivazioni contabili; nessuna seria riprogrammazione dei servizi né tanto meno ridefinizione del Contratto di Servizio. L’ultimo atto: nuovo orario estivo dei servizi ferroviari che non piace quasi a nessuno.

I nodi vengono al pettine. E non li si può sciogliere con fare dilettantistico. Queste le critiche più immediate avanzate dalla comunità ionica:

diverse stazioni vengono cancellate completamente dai quadri orario e gli utenti lasciati senza servizio alcuno (tante persone non hanno mezzi propri e non esistono autoservizi sostitutivi); tra queste Calopezzati, Mandatoriccio-Campana, Crucoli, Torre Melissa, Squillace, Sant’Andrea, Santa Caterina, Riace. Traspare un altro tassello della politica di graduale smantellamento della linea ionica, in controsenso rispetto alle dichiarate politiche di sostegno alle aree deboli e di sviluppo turistico; ci si attendeva invece una risposta nella logica sana della programmazione dei servizi articolata su due livelli: treni locali che effettuano tutte le fermate e treni rapidi che sostano nelle stazioni più importanti, con orari coordinati e rispondenti alla domanda;

è diventato problematico acquisire titoli di viaggio; numerose stazioni, perfino in alcune di grandi città, come Crotone e Siderno, non emettono più biglietti e non esistono rivenditori accessibili a breve distanza; molte agenzie non emettono biglietti a lunga percorrenza e non tutti i cittadini sono in grado di acquisire biglietti elettronici su internet; le stazioni rimangono in uno stato di assoluto degrado e non offrono certo una bella ai turisti;

la città di Crotone è stata privata della biglietteria che era anche centro assistenza disabili; un ulteriore impoverimento se si pensa che la città è stata già privata dei treni a lunga percorrenza e la popolazione è costretta ad affrontare lunghissimi viaggi su pullman con disagi ancor più accentuati per disabili, anziani o persone affette da malattie provocate dalle ex grandi industrie chimiche e costrette ad andare fuori regione per cure mediche; in verità il problema dei collegamenti interregionali delegati in modo subdolo ai bus privati meriterebbe uno specifico approfondimento e riguarda tutta la Calabria;

eliminazione collegamenti regionali Sibari – Reggio C., con conseguente obbligo di cambio treno a Catanzaro Lido; eliminazione collegamenti Cosenza-Crotone-Catanzaro Lido; rimane modesto il servizio verso l’alto Ionio e permane l’assenza di collegamenti con la Puglia (scompaiono perfino i treni su Metaponto);

su Reggio Calabria si rileva la totale assenza di integrazione con il trasporto marittimo verso la Sicilia e con il trasporto aereo; gli orari sono inoltre penalizzanti in quanto si può giungere a Reggio dalle stazioni a Nord di Melito solo dopo le 7:30 del mattino e rientrare non oltre le 20:08; si rileva un vuoto di servizio “metropolitano” tra Melito e Reggio nella fascia oraria del mattino, e alla sera l’ultima corsa utile in direzione opposta è alle 17.40. I regionali da Reggio per Catanzaro e Roccella (e viceversa) non si fermeranno più in stazioni frequentatissime come Pellaro; un ulteriore smacco ad una periferia già mortificata e con scarne e lente corse bus; a titolo indicativo del modus operandi Fs/Regione si cita il caso del treno n° 22474 con partenza alle 6.18 da Reggio Calabria; con l’eliminazione delle fermate comprese tra Reggio Centrale e Melito Porto Salvo si costringono i viaggiatori delle stazioni intermedie ad utilizzare il treno n° 23894 con partenza alle ore 5.30 dalla stazione Omeca e poi sostare presso la stazione di Melito per circa 40 minuti in attesa di un cambio per proseguire verso la Locride, con ritardi conseguenti e comunque in orario incompatibile con gli orari di lavoro; si osserva la totale incongruenza degli orari dei treni in direzione Reggio con le esigenze dei lavoratori e la mancanza di treni utili in corrispondenza degli orari di uscita dei dipendenti delle diverse amministrazioni;

i servizi sono strutturati in modo limitativo, sia in termini di fasce orarie sia in termini di distribuzione nell’arco della settimana, e di fatto escludono molte categorie di potenziali utenti; risultano poi quasi del tutto slegati dai servizi tirrenici a lunga percorrenza:

da notare infine che il parco rotabile si va riducendo e viene solo in parte recuperato con treni già dismessi in altre regioni d’Italia, ampiamente sfruttati e inviati in Calabria riverniciati;

si spinge ancora una volta all’uso forzato della vettura privata sulla Statale 106, tristemente nota per mietere vittime ormai a cadenza settimanale; in estate sarebbe auspicabile disporre addirittura di treni notturni per togliere i giovani dalle strade.

In assenza di risposte adeguate, la mobilitazione popolare per la salvaguardia e il rilancio della Ferrovia Ionica su standard europei si farà ancora più dura. Lo stato pietoso della ferrovia è infatti sotto gli occhi di tutti. Miopia politica, nazionale e regionale, e pratiche aziendali di stampo privatistico nel comparto del trasporto pubblico hanno portato all’isolamento dell’intera fascia ionica con evidenti ripercussioni negative su un sistema economico e sociale già fragile. La petizione popolare di 10 punti lanciata all’indirizzo del Presidente della Regione Calabria nel 2014 (promossa da una Rete di oltre 50 movimenti Fibc – Ferrovia Ionica Bene Comune) rimane tutta da attuare. Siamo pertanto ad esprimere una vibrata protesta ed a chiedere un intervento al Presidente della Regione perché rispetti la comunità calabrese e le sue rappresentanze sociali. La responsabilità politica è tutta sua. Vada a dire a Delrio che non sappiamo che farcene delle briciole del suo Piano del Ferro vergognosamente antimeridionale, che prevede appena 100 milioni alla Calabria su 9 miliardi di Euro di investimenti (1). Vada a dirgli che se può permettersi di firmare un accordo con Zaia in Veneto da 1 miliardo di Euro per la rinascita della ferrovia delle Dolomiti (2), dovrebbe fare molto di più per le regioni del Sud evitando lo squallido gioco dei due pesi e due misure. Vada a dirgli che non ci accontenteremo di surrogati di alta velocità, che vogliamo treni dignitosi anche a media e lunga percorrenza, da Reggio Calabria, dalla Locride, da Crotone, da Sibari, verso la Puglia, la Sicilia, il Nord Italia perché anche noi siamo cittadini europei e anche noi paghiamo le tasse. Se poi non ha l’autorevolezza per farlo, ha due alternative: scenda in piazza con noi o si dimetta. Un appello, infine, ai sindaci della fascia ionica e ai sindacati del Tpl. Qui nessuno si salva da solo. Sabato 18 giugno scenderemo di nuovo in piazza, a Corigliano. Possiamo contare su di voi?

Domenico Gattuso

Presidente Ciufer-Coordinatore “Altra Calabria”

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