Scarcerati per giustizia “lumaca”, la difesa dei magistrati

«Le scarcerazioni di Filippo Morgante, Maria Carmela Surace e Antonino Ciappina sono dovute ad una rimodulazione dei termini all’indomani delle assoluzioni dei tre dai reati più gravi, tra cui omicidio ed estorsione aggravata, e ciò al fine di dare esecuzione alle scansioni processuali del Codice di procedura penale». E’ quanto firmato e sottoscritto, oltre che spiegato nel corso di una conferenza stampa, dai colleghi della Corte d’Appello di Reggio Calabria del giudice Stefania di Rienzo, chiamata in causa per non avere osservato i tempi per la redazione delle motivazioni della sentenza d’appello del processo “Cosa Mia” contro le cosche di ‘ndrangheta di Palmi che avrebbe portato a superare i termini della carcerazione preventiva provocando le scarcerazioni. A spiegare e difendere l’operato della di Rienzo sono intervenuti tutti i magistrati giudicanti della Corte d’appello, insieme al presidente Luciano Gerardis. I giudici Bruno Muscolo, Roberto Lucisano, Tommasina Cotroneo, Gaetano Amato, Francesco Gullino e Cinzia Barillà hanno voluto sottolineare «l’univocità di una situazione di grandissima difficoltà, le condizioni di lavoro assolutamente eccezionali per la quantità e la qualità dei processi». I magistrati hanno ribadito anche le carenze degli organici, «reiteratamente rappresentati al Csm, tant’è – ha sottolineato Gerardis – che ho chiesto una audizione urgente al Csm, per spiegare ancora una volta e numeri alla mano, se una simile situazione può essere paragonabile con altre realtà del Paese». «La collega di Rienzo – ha detto Roberto Lucisano – con grandissima dedizione, ha deciso di proseguire anche durante le ferie il lavoro sulle sentenze. Tutt’altro, quindi, da com’è stato scritto in maniera a dire poco imprecisa, che avere trascurato il proprio impegno. Un atto meritevole direi che testimonia come tutti i magistrati di questo distretto lavorino in maniera indefessa». I giudici hanno parlato di «allarme infondato, pur in presenza di ritardi, proprio perché i cosiddetti reati fine per gli scarcerati erano stati cassati in secondo grado». Infine i numeri al 15 giugno 2016 relativi all’attività della Corte d’appello: 5.374 procedimenti ordinari; 101 maxi processi con 636 imputati; 113 con detenuti e 499 imputati. «Resa dello Stato in Calabria? Mancanza di giustizia? – si è chiesto Lucano Gerardis – Conclusioni a dir poco errate a fronte delle risposte straordinarie che stiamo fornendo sul terreno dell’amministrazione della giustizia». (Ansa)

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