“Ecomafia”, Calabria terra dell’illegalità

La Calabria è al secondo posto nella classifica nazionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti nel 2015, con 487 infrazioni accertate, 505 denunce e 177 sequestri. E’ quanto emerso, è scritto in una nota, dalla presentazione del rapporto Ecomafia 2015 nell’ambito della seconda giornata di “Trame” festival a Lamezia Terme cui hanno partecipato il direttore nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, il vicepresidente di Legambiente Calabria Andrea Dominijanni e il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. I relatori, discutendo sugli effetti della nuova norma sugli ecoreati, entrata in vigore il 19 maggio del 2015 hanno messo in evidenza il travagliato iter. «E’ stata – ha detto Ciafani – una maratona lunga ben 21 anni. Da quando nel 1995 è stata istituita una Commissione Eco Mafia. Tanti sono stati i disegni di legge presentati, tutti naufragati nel nulla a causa delle pressioni esercitate soprattutto da Confindustria sul parlamento. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta. I sei nuovi ecoreati del Codice penale sono: inquinamento, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento del controllo e omessa bonifica. Le pene sono molto importanti; i tempi di prescrizione raddoppiano ed è prevista una lunga serie di aggravanti, tra cui quelle per lesione, morte, ecomafia e corruzione, e si possono eseguire le confische dei beni (anche per equivalente) in caso di condanna. La legge prevede anche sconti di pena per chi si adopera a bonificare in tempi certi. Sono previste anche sanzioni severe come la responsabilità giuridica delle imprese». De Raho, dopo aver sottolineato che «in questa legislatura si sono create le condizioni mai create prima, nonostante l’ostracismo di Confindustria» ha voluto precisare che «questa legge non è contro le imprese, ma è uno strumento imprescindibile per tutelare il nostro territorio e la nostra salute. Se questa legge fosse stata approvata negli anni ’90 non avremmo assistito ai disastri ambientali che conosciamo molto bene, Taranto, Bagnoli, Terra dei fuochi». Nei primi otto mesi di applicazione della legge, ha sostenuto Ciafani, «sono stati accertati 947 ecoreati, denunciate 1.185 persone e sequestrati 229 beni per un valore di 24 milioni. In 118 casi, è stato contestato il delitto di inquinamento; mentre per 30 volte il disastro ambientale». I relatori hanno convenuto che la legge sugli ecoreati è soltanto un primo passo e c’è ancora molto da fare per tutelare il territorio e la salute dei cittadini italiani. «Nonostante l’assenza della politica nazionale e regionale – ha detto Dominijanni – l’atteggiamento dei cittadini è cambiato. Ora c’è una nuova sensibilità sugli ecoreati. E i comuni sono molto attenti alla raccolta differenziata. Che significa legalità».

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