Inaugurato il museo che ospita il “Codex Purpureus”

E’ stato inaugurato a Rossano il nuovo Museo Diocesano che custodisce il Codex Purpureus Rossanensis, evangelario greco, patrimonio dell’Unesco, esposto in una teca climatizzata. All’inaugurazione hanno presenziato, insieme all’arcivescovo, monsignor Giuseppe Satriano, ed al sindaco, Stefano Mascaro, il sottosegretario di Stato ai Beni culturali, Dorina Bianchi, ed il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. «Dobbiamo partire dalle eccellenze – ha detto Bianchi – e parlare delle cose positive che abbiamo nel Sud, che non é solo criminalità. Il Codex è un preziosissimo patrimonio bizantino e soprattutto cristiano. Ed è significativo sottolinearlo nel momento in cui la libertà di religione è minata. Colgo l’occasione per esprimere vicinanza alle famiglie delle vittime uccise a Dacca». Secondo il presidente Oliverio «è importante il ritorno del Codex nel Museo Diocesano di Rossano, da noi voluto e finanziato attraverso i fondi Por». «Questa è una bella giornata non solo per Rossano, ma per tutta la Calabria – ha aggiunto il presidente Oliverio – perché ritorna nella sua sede naturale il Codex, un’opera di straordinaria valore, di carattere universale. Non si tratta di un bene culturale che appartiene solo alla nostra terra. E’ un patrimonio di rilevante importanza universale, che ha acceso i riflettori su queste giornate. La Regione non solo ha sostenuto questa iniziativa, ma ha finanziato questa operazione attraverso il Por 2007/2013. Un investimento che dimostra che anche nella nostra regione è possibile utilizzare le risorse comunitarie per valorizzare il nostro patrimonio, creare sviluppo e rendere più attrattivo il nostro territorio. Su questa linea noi ci stiamo muovendo. Abbiamo definito la programmazione 2014/2020 e destinato attenzione al patrimonio dei beni culturali, del quale il Codex costituisce una grande eccellenza, un bene che insieme ai Bronzi di Riace contribuisce a inserire la Calabria nel patrimonio culturale nazionale. Occorre mettere in rete questo patrimonio – ha detto ancora Oliverio- e fare in modo che queste eccellenze possano costituirne gli anelli trainanti. Perché nell’arco di un lungo periodo o c’è stata disattenzione o una attenzione disarticolata, su di un singolo bene, non collocato in una rete. E proprio in questa direzione stiamo lavorando, anche con il contributo del Segretariato regionale dei Beni Culturali, perché la programmazione 2014/2020 e le risorse disponibili per il patrimonio culturale possano essere messe in rete. Così come lavoriamo perché i beni di questo distretto possano rientrare con priorità nella nuova programmazione. É un percorso che richiede uno sforzo di sinergie, una fuoriuscita dal particolare che richiede il superamento di una visione individualistica, non solo per quanto riguarda i singoli ma, ancor più, per le istituzioni. Dovrà stabilirsi una gara virtuosa, una gara per fare emergere la nostra ricchezza culturale, perché attraverso questo sforzo ci si possa appropriare dell’orgoglio di appartenere a questa terra. Una operazione culturale che ritengo fondamentale e prioritaria perché siamo in una terra dalla storia tormentata che per parte ha alimentato una cultura subalterna e richieste protezionistiche. Oggi, nel mare aperto dell’Europa, della globalità, che richiede la capacità di nuotare nelle acque agitate della realtà con la quale bisogna fare i conti, fare prevalere al contrario la visione positiva, liberarsi da atteggiamenti vittimistici, è una condizione per costruire il futuro, per investire su di esso, in una visione sinergica e di cooperazione». «Investire sul futuro – ha concluso il presidente della Regione – significa avere soprattutto la consapevolezza del patrimonio di cui disponiamo. Il Codex, partito da principe e tornato da re, forte del riconoscimento Unesco, ne è un pezzo importante. Ora bisogna fare in modo che questo risultato diventi un punto di ripartenza, per collocare questo spazio museale, il Codex in un percorso più ampio di valorizzazione del patrimonio culturale. Perché di questo c’è bisogno: investire sul patrimonio culturale per farlo diventare un grande attrattore della nostra terra». (Ansa)

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