Le mani della ‘ndrangheta sui rifiuti, condanne “eccellenti”

Otto anni di reclusione agli avvocati Giulia Dieni e Giuseppe Putortì e all’amministratore giudiziario Rosario Giovanni Spinella, tutti accusati di associazione mafiosa. Si è concluso con pesanti condanne a quasi tutti gli imputati il processo in abbreviato davanti al gup di Reggio Calabria Antonio Scortecci denominato “Rifiuti 2” sulle ingerenze delle cosche Libri-Alampi-Condello sulla gestione delle discariche. L’inchiesta si concretizzò nel luglio 2014 con l’esecuzione, da parte dei carabinieri del Ros e di quelli del Comando provinciale di Reggio Calabria di 24 ordinanze di custodia cautelare in carcere ed ai domiciliari. A reggere le fila degli interessi malavitosi, secondo l’inchiesta coordinata dai pm della Dda reggina Giuseppe Lombardo e Rosario Ferracane, era Matteo Alampi, definito dagli investigatori “imprenditore ‘ndranghetista”, già arrestato nel 2006 per l’inchiesta “Rifiuti Spa”. L’uomo è stato condannato oggi a 17 anni, 2 mesi e 15 giorni di detenzione in continuazione con la condanna subita il 7 febbraio 2010 per la prima inchiesta. I due legali erano accusati di avere fatto da “postini” tra Alampi quando era detenuto, e gli affiliati fuori dal carcere. Lauro Mamone, amministratore dell’impresa di Alampi, è stato condannato a 11 anni e 15 giorni di reclusione. Il gup ha poi condannato Giovanni Alampi a 10 anni; Domenico Alati a 10 anni e due mesi; Matteo Palumbo, Paolo Siclari, Maria Giovanna Siclari e Antonio Quattrone a 8 anni e 8 mesi ciascuno; Carmela Alampi a 8 anni; Laura Cutrupi e Carmela Barreca a un anno e 4 mesi con sospensione della pena. Sono stati assolti, infine, Ivo Nucera e Andrea Itri. Le accuse contestate, a vario titolo, erano quelle di associazione mafiosa, turbativa d’asta, intestazione fittizia di beni, sottrazione di beni sottoposti a sequestro, truffa aggravata. Secondo l’accusa, gli Alampi continuarono a gestire le loro aziende che erano state sequestrate nell’ambito dell’indagine “Rifiuti SpA”: la Rossato Sud e la Edilprimavera. L’indagine aveva accertato l’esistenza di un accordo trasversale tra le cosche Libri-Condello-Alampi per spartirsi i proventi frutto della gestione fraudolenta delle discariche presenti nel territorio regionale. (Ansa)

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