Minniti: il Pd deve cambiare profondamente

“Il referendum deve essere centrale nell’attività del Pd perché è un passaggio cruciale per l’Italia e la leadership di Renzi è un patrimonio e come tale dev’essere considerato dal mio partito”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Marco Minniti concludendo i lavori della direzione regionale del Pd a Lamezia Terme. Nel suo intervento Minniti ha affrontato tutti i temi politici sul tappeto, a partire dal referendum costituzionale di ottobre. “Su quella partita – ha esordito Minniti – si gioca un elemento vitale per l’Italia, in un contesto in cui c’è l’onda lunga dell’incertezza: basti pensare al Regino Unito dopo la Brexit con l’attuale crisi della classe dirigente, alla confusione in Spagna, all’Austria con la ripetizione delle elezioni presidenziali per errori procedurali, alle evidenti difficoltà della Francia. Tra crisi economica e terrorismo c’è un clima di grande incertezza al quale si deve rispondere tenendo insieme stabilità e riformismo. Bisogna trasmettere – ha aggiunto Minniti – il messaggio che in Italia c’è stabilità, che è condizione essenziale per superare i problemi sociali di un paese. E dobbiamo fare riforme a 360 gradi, perché questo tema affronta il cuore del sistema Stato: se, come ritengo, la riforma passa l’Italia può affrontare la sfida riformista. In Italia abbiamo una leadership giovane e riformista, e leadership così non si inventano a tavolino e non si trovano dietro l’angolo. Dobbiamo vedere come prendercene cura. La leadership di Renzi è un patrimonio e come tale deve essere considerata dal mio partito”. Sulla situazione del Pd in Calabria, Minniti ha definito la direzione odierna “franca e prevalentemente politica sulle ragioni di una sconfitta, e non si è lasciata andare a una resa dei conti. Oggi è stato un buon inizio, nell’assemblea regionale del 28 e 29 luglio trarremo un bilancio quando dobbiamo fare un’analisi più dettagliata che ci consenta anche di correggere degli errori. Ma – ha spiegato il sottosegretario – dev’essere un’assemblea che faccia arrivare le istanze dei territori e che soprattutto deve decidere, e poi dopo il referendum ci sarà la stagione congressuale”. Minniti ha quindi aggiunto: “Noi siamo contemporaneamente un partito di governo nazionale e di governo regionale ed è chiaro che al Pd viene chiesto molto e noi dobbiamo dare molto. Il problema è cominciare a fare quello che si deve fare e non dire alla gente quello che vuole sentirsi dire”. Con riferimento alla Giunta regionale Minniti ha affermato che “dobbiamo sostenere lo sforzo di innovazione che sta facendo. Sarebbe utile fare un bilancio dopo due anni di governo aprendolo alle forze sociali della Calabria, pensando magari ad agosto di organizzare un seminario sulle scelte delle politiche di governo e sulle questioni che abbiamo di fronte. Bisogna prendere – ha rimarcato il sottosegretario – il risultato elettorale per quello che è: non un campanello di allarme ma una campana e se non vogliamo che sia la campana dell’ultimo giro, dobbiamo cambiare profondamente”. Infine Minniti si è soffermato sul tema della sanità calabrese: “Trasferirò quello che è stato detto a livello nazionale e penso che sia giusto che da parte del governo nazionale ci sia capacità di ascolto. Ma anche noi dobbiamo essere capaci di trasmettere un messaggio preciso: per noi la sanità non sono le scelte della politica ma è soprattutto garantire il diritto alla salute dei cittadini sapendo – ha concluso il sottosegretario – che il consenso non ci viene da come si struttura la sanità ma dalle risposte alle aspettative dei cittadini”. (a. c.)

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Un pensiero su “Minniti: il Pd deve cambiare profondamente

  1. Sergio Giornalista

    Ormai è chiaro : il dalemismo in Minniti è finito, per lui si apre un nuovo periodo – breve speriamo – . Non potendo più sperare in ulteriori donazioni concessigli a piene mani dal suo ex capo Dalema, oggi percorre la nuova strada del renzismo-verdiniano con la speranza che duri a lungo, per, a lungo ,beneficiarne offrendo al nuovo capo un pezzo di Calabria , regione per la quale nion ha mai svolto alcuna benemerita seria iniziativa politica.
    Forti motamenti nelle vecchie ” colombe o passeri ” PCI sono intervenute e stanno prendendo corpo sotto il comando bersaniano rispetto al passato. Il centro-sinistra è stato sostituito dal renzismo – politica senza anima ma audace di potere – , mentre si accentua gradualemte una tensione tra struttura politica e società civile, con aspetti di crisi sempre più gravi.
    Il lento ripiegamento di tanti Minnisto al verdinrenzismo ha modificato il carattere e la mentalità di quanti si scoprono oggi essere in politica per la ” poltrona” che per i Valori che il PCI berlingueriani interpretava.
    E’ così che i tanti Minniti si perdono in minuti ed acide divisioni di rivalità con la accettando che strati elettorali della più spregiudicata destra berlusconiana ( verdini ) entrino in questo pdRV per rafforzare il condizionamento iniziato dai ” poteri forti ” nei confronti del centro-sinistra.
    Oggi , con le sue chiacchiere da bar , il Minniti dimostra quanto il renzismo non corrisponde ad altro che ad una uscita dal partito sulla sinistra intesa come non mai.
    La ” SINISTRA ” ,anche in Calabria, è chiamata a reagire come tale ad un innaturale snaturamento e stravolgimento della COSTITUZIONE che la si vorrebbe sostituire con una riproposizione del elaborato dalla P2 e presentata da Licio Gelli oggi a firma Verdini-Bossi. Un che costiutuisce un duro attacco ai fondamentali diritti sociali e civili che attengono alla libertà dei cittadini ma anche alla salute,all’istruzione ed alla sicurezza.
    Voluta fortemente dal ” pifferaio fiorentino ” e dalla sua ” dolce ancella ministra(?)”, questa riforma – rinato piano di rinascita – soddisfa solo gli interessi della
    , una industria familiaristica parassitaria per il Paese che , anzichè promuovere, compromette lo svolgimento della vita civile , distorce le regole, abusa dei bisogni , crea soggezione ,obbligo e dipendenza generando conflitti tuti al di fuori degli interessi propri delle comunità e del Paese.

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