La ‘ndrangheta al Comune di Reggio, al centro dell’inchiesta un appalto da 250 milioni

Un appalto pubblico da 250 milioni di euro, in project financing, per il completamento e l’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche di Reggio Calabria: è una delle opere pubbliche oggetto dell’indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Reggio Calabria. Le vicende connesse alla predisposizione del bando di gara, all’aggiudicazione ed alla stipula della convenzione tra il Comune e l’aggiudicatario, per gli investigatori, hanno costituito “esempio paradigmatico” del mercimonio delle funzioni pubbliche e della sottomissione dell’interesse pubblico a quello che sono emerse – sostengono gli investigatori – in maniera “tanto disarmante e desolante, quanto eclatante” dall’indagine. Al vertice del comitato d’affari ci sarebbero stati l’ex deputato Psdi Paolo Romeo – già ai domiciliari dopo l’arresto del 9 maggio scorso quale “dirigente di un’associazione segreta” finalizzata al procacciamento di finanziamenti pubblici che avrebbe condizionato l’attività degli enti locali e già condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa – e l’allora dirigente dei Servizi tecnici del comune Marcello Cammera. Quest’ultimo, Luigi Patimo – rappresentante della società spagnola Acciona agua servicios con sede a Madrid – i cugini Alberto e Mario Scambia, nonché Domenico Barbieri e Paolo Romeo, con la complicità del responsabile del servizio idrico del comune di Bruno Fortugno abbiano pilotato il bando in favore dell’unica impresa partecipante. In particolare sarebbero state create “ad arte” condizioni tali da escludere la concorrenza di altre imprese o raggruppamenti temporanei di imprese. La procedura si è sviluppata durante il periodo in cui il Comune era commissariato per lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose. L’aggiudicazione è andata al Raggruppamento temporaneo di imprese composto dalla spagnola Acciona Agua Servicios ed Idrorhegion Scarl, che, secondo l’accusa, grazie alla corruzione aveva potuto presentare il minimo ribasso dello 0,1%. Per completare l’opera, lo schema di convenzione che avrebbe dovuto essere sottoscritto dalla Giunta comunale di Reggio Calabria sarebbe stato redatto in maniera sbilanciata in favore del concessionario, prevedendo che i maggiori costi avrebbero zavorrato le bollette dell’utente finale. Ad oggi la convenzione per la gestione del servizio idrico e depurazione non risulta essere stata ancora firmata dalla Giunta comunale. In cambio dei favori prestati i funzionari pubblici avrebbero avuto posti di lavoro e consulenze per parenti e congiunti. (Ansa)

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