Siamo lucciole o giornalisti?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento della collega Mariassunta Veneziano a commento dell’editoriale “L’inchiesta di Reggio e il lato oscuro dell’editoria calabrese” del direttore Luciano Regolo. A seguire la risposta di Regolo.

SIAMO LUCCIOLE O GIORNALISTI?

di Mariassunta Veneziano

Caro Luciano,

ti scrivo in virtù della stima e dell’affetto che ci legano, malgrado ne abbiamo passate tante. Ho letto il tuo editoriale di oggi e – purtroppo per me e per il giornalismo in generale – mi tocca condividerne buona parte. Sono giorni tristi per la stampa calabrese. Lo sono, però, da anni. Anni in cui ne abbiamo visto di tutti i colori, facendo finta di niente o battendo i pugni, comunque sempre vivendo contraddizioni laceranti. Noi giornalisti non siamo anime candide, nessuno di noi lo è. In tanti camminiamo su un ponte logoro sospeso sopra le sabbie mobili di un sistema che tenta di inghiottirci in tutti i modi, attenti a non perdere l’equilibrio ma costretti sempre a guardare verso il basso; altri ogni tanto ci infilano una mano in quelle sabbie mobili, convinti comunque di riuscire a restarne fuori. Altri ancora invece si lasciano trascinare dentro e capita che gli schizzi raggiungano quelli rimasti fuori. Sta succedendo così anche oggi ed è per questo che ti scrivo. Credo che il tuo editoriale, volendo colpire qualcuno, finisca – magari involontariamente – per colpire un insieme. Io faccio parte di quell’insieme e non mi va di essere un birillo costretto a cadere assieme agli altri. Non credo, insomma, che le azioni di un collega (o di due o di tre…) siano sufficienti per gettare ombre così pesanti su un’intera redazione, fatta in gran parte di gente che ha lavorato onestamente dal primo all’ultimo giorno. Parlo della redazione del Garantista, nella quale io stessa ho lavorato fino al pessimo epilogo del febbraio scorso (quando peraltro ero in ferie in attesa della firma della cassintegrazione per la quale avevo volontariamente optato). Sai bene, caro Luciano, che molti di noi (e ahinoi) non sono “pupilli” di nessuno e proprio per questo, dopo essere rimasti per strada in seguito alle vicende che conosciamo bene, hanno accettato una proposta di lavoro che nelle premesse era ottima. Certo, nessuno di noi si era fatto troppe illusioni perché abbiamo imparato che la fregatura è sempre dietro l’angolo (d’altronde non venivamo dalla redazione del Mulino Bianco), ma mi pare di poter dire che avevamo poche alternative concrete. Personalmente, accettando di imbarcarmi nella (dis)avventura del Garantista (dopo mille dubbi dei quali ti feci partecipe immediatamente dopo aver ricevuto la proposta, anche se questo non mi evitò all’epoca le accuse di “tradimento” da parte di molti colleghi – alcuni dei quali poi si imbarcarono a loro volta in altre (dis)avventure anche un tantino più torbide… e scusa la parentesi troppo lunga), accettando quel lavoro, dicevo, non ho ceduto alle esortazioni di alcuno né ho mai creduto che fare la giornalista significasse fare la “lucciola”, nel qual caso avrei tranquillamente optato per un percorso diverso. Però sì, ho accettato per soldi. Ho accettato perché per la prima volta in vita mia mi si proponeva di firmare un contratto regolare e perché quei soldi mi servivano per pagare l’affitto e la benzina e la roba da mangiare. Ho accettato anche perché mi si dava l’opportunità di costruire un giornale da zero e fino a un certo punto ho creduto – abbiamo creduto – davvero di poterlo plasmare a nostra immagine e somiglianza. Un giornale in cui far confluire le nostre idee, un giornale pulito, lontano da certi personaggi che avevamo avuto come scimmie sulla spalla in passato. Poi le cose sono cambiate, quei contratti regolari sono diventati carta straccia e qualcuno tra quei personaggi è riemerso dal buco nero nel quale speravamo fosse finito. Alcuni di noi hanno provato a ribellarsi. Abbiamo tolto i pugni dalle tasche e li abbiamo agitati, abbiamo urlato, abbiamo pianto. Abbiamo cucito le nostre bandiere con la rabbia e la disperazione, abbiamo cercato – noi deboli – di essere più forti dei forti. Alcuni di noi, per questo, sono stati isolati. Tutti abbiamo perso. Questo è stato il Garantista per me e per i miei compagni che non sono né pupilli né lucciole. Lavoratori, ecco cosa sono. E giornalisti. Belle persone e persone in gamba che non meritano di essere accostati a certe pratiche. Le cose scaturite dall’inchiesta “Reghion” la gran parte di noi le ha lette qualche giorno fa, quando sono state pubblicate dalle varie testate. Non le sento “cose nostre” e per questo mi appassionano poco anche gli scontri su Facebook di cui scrivi. Ho vissuto la mia (dis)avventura nella redazione di Cosenza, quei colleghi con cui ho condiviso i sorteggi dello stipendio o l’attesa degli acconti li considero amici. Le nostre uniche colpe sono proprio queste: i sorteggi, le attese… Ma sono colpe che abbiamo prima di tutto verso noi stessi e verso le nostre famiglie. Servili non lo siamo mai stati. Spaventati sì. Ma non rinnego e non rimpiango i miei quasi due anni al Garantista, a modo loro sono stati anche divertenti. E mi hanno permesso di crescere, nonostante tutto e nonostante tutto di fare cose di cui vado fiera. Credo che anche tu riesca a riconoscere che il fu Garantista nasceva su basi diverse da quelle della nuova iniziativa editoriale di cui scrivi e di cui, al momento, so comunque poco. Basi non solide, si è capito poi, ma diverse. Quel giornale, attaccato come fosse il demonio (e come se il resto della stampa calabrese e non solo fosse il Paradiso) spesso in maniera preconcetta e spesso dagli stessi che ai compromessi non sono nuovi e che probabilmente oggi sono già pronti a fare un tuffo in altre sabbie mobili, era per noi un’opportunità. Un’opportunità che ci è stata tolta dalle mani da chi aveva a cuore altro rispetto a quello che noi avevamo a cuore. Credo di aver fatto bene ad accettare la proposta che mi fu fatta, nonostante questo mi sia costato dolorose fratture con tanti colleghi dell’Ora della Calabria, alcune sanatesi poi col tempo (com’è successo anche con te), altre mai (e per le quali non mi strappo i capelli perché si vede che c’era poco da sanare). Questa esperienza mi ha permesso di conoscere e riconoscere persone vere. Lo stesso è accaduto con quelle false. Metto tutto nel bagaglio e vado avanti con la mia vita. Con questo scritto, invece, mi fermo qui. Ed era ora, penserai, ma tanto dovevo a me stessa e ai miei compagni di (dis)avventura. Grazie di avermi dato l’opportunità di parlare di queste cose, avanzi una birra. O una carbonara, decidi tu.

Mariassunta Veneziano

 

L’IMPORTANTE È ESSERE CONSAPEVOLI

di Luciano Regolo

Cara Maria Assunta e cari tutti gli amici ed ex colleghi che avete condiviso la (dis)avventura del Garantista, mi sembra di aver più volte esternato solidarietà per tutto ciò che avete passato, così come stima profonda per ciò che molti di voi rappresentate sul piano professionale, avendo potuto apprezzare tutte le vostre qualità durante i tre duri e intensi mesi in cui abbiamo lavorato insieme all’Ora della Calabria. Il senso del mio scritto era proprio sottolineare la caducità di certi inganni, visto che neppure quella sicurezza economico-lavorativa che aveva spinto molti di voi al guado è stata fin dal principio onorata. E in vostro sostegno sono anche intervenuto quando Sansonetti, ignorando l’opinione contraria di gran parte di voi decise di far stampare il Garantista da De Rose, sostenendo che così ci sarebbero stati più soldi per versare i vostri stipendi, promessa anche questa poi rivelatasi fallace.Potrei fare tanti altri esempi come questo, anche legate alle altre (dis)avventure cui sono caduti altri nostri colleghi dell’Ora, alle quali tu alludi. Ma non è questo il punto. Credo che tutto possa e debba essere servito, tuttavia, per impedire nuove situazioni del genere. Ripeto per tanto il mio appello ad essere molto vigili di fronte a chi promette certe sicurezze e anche svegli sull’integrità di chi si pone come editore o pseudo tale, perchè non ci si può aspettare onestà o lealtà da chi non ne professa punto in alcun aspetto della propria vita. Non c’è nulla di male che si dibatta via Fb dei vari pasticciacci editoriali. Però, credo che sia fin troppo chiaro lo scambio e il soggetto al quale intendevo riferirmi. Non mi piace che si cerchi di confondere le cose, mi sono sempre schierato, pure sbagliando, ma ho sempre preferito la chiarezza, la sincerità. E io dico che non si può fare finta di niente se nella proprietà di un giornale si appropinquano determinati potentati. Io non mi sono coperto occhi e orecchie e mi sono tirato fuori da una congerie di “ingannevoli” progetti che mi vennero proposti dopo la sospensione delle pubblicazioni dell’Ora. Credo che anche tu te ne ricorderai qualcuno. Lungi da me credervi correi, o demonizzare in alcun modo qualcuno di voi. Rendervi birilli nel mucchio. Al contrario penso che la vostra esperienza possa essere preziosa testimonianza e come vedi pubblico per intero quanto tu scrivi, pur non condividendo molti dei passi del tuo scritto, poiché leggo in esso ogni sofferenza pregressa. E sul piano umano penso che molti colleghi del fu Garantista (te compresa) abbiano prove tangibili di quanto li stimi e di quanto affetto continui a nutrire per loro. Un caro abbraccio e buona fortuna per tutto.

Luciano Regolo

Annunci

Un pensiero su “Siamo lucciole o giornalisti?

  1. Mariassunta Veneziano

    Grazie, Luciano. Non ho mai pensato che tu volessi renderci birilli nel mucchio, ma solo che qualcuno avrebbe potuto volerla leggere in questo modo. Solo per questo ho sentito il bisogno di chiarire. Il senso del tuo scritto mi è chiarissimo, spero il mio sia altrettanto chiaro

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...