Cecella e i Bollari, ecco lo Jonio di Carlo Gallo a Teatro d’aMare

La seconda giornata di Teatro d’aMare, la rassegna teatrale che va in scena al Teatro del Porto di Tropea e voluta da Libero Teatro e LaboArt (direttore artistico Max Mazzotta, direttore amministrativo Maria Grazia Teramo), è trascorsa con il bellissimo spettacolo del Teatro della Maruca “Bollari – Memorie dallo Jonio” di e con Carlo Gallo.
Carlo Gallo ha incantato il pubblico tropeano con il suo “cunto” sulla vita dei pescatori crotonesi durante la Seconda guerra mondiale. Uomini di mare alla ricerca di quei Bollari, un gruppo composto da molti tonni da pescare che serviranno a riempire la pancia di quella gente. La loro assenza è sia fisica che metafisica: senza cibo la pancia è vuota, si lamenta, “canta” e quando un pescatore non può catturare la propria preda in acqua ad “agitarsi” è anche la testa e non solo lo stomaco.
Gallo, alla fine dello spettacolo, confesserà al pubblico di essere molto emozionato perché il Teatro del Porto di Tropea gli ha dato l’occasione, per la prima volta, di esibirsi circondato dal mare. Il suono del mare è la colonna sonora adatta alla serata insieme allo scrosciare degli applausi quando l’attore china il capo per ringraziare il pubblico. Con il mare e le luci del porto alle sua spalle, lo spettacolo di Carlo Gallo rimanda alla mente il racconto che Marco Paolini fece, incastonato sul luogo della tragedia, del Vajont e passato alla storia del teatro contemporaneo. Uno spettacolo di “terra” quello di Paolini, uno spettacolo di “acqua” quello di Gallo.
“Bollari” è il racconto della Cecella, il miglior peschereccio dello Jonio; il racconto di Mastu Rafele e Mastu Peppe che si contendono il primato di miglior pescatore; è il racconto del figlio di Rafele, di Suricicchio e di tutti gli altri ragazzi pronti a urlare quella parola meravigliosa, Bollari appunto, quando i tonni emergevano luccicanti dall’acqua. Il destino si beffa di tutti loro, consegnando nelle reti di Mastu Peppe addirittura un cammello probabilmente giunto da quelle parti insieme alla visita di Mussolini. Tanto atteso quanto rapido il discorso del Duce nella Crotone di quegli anni. Nei racconti orali raccolti e riportati in scena da Carlo Gallo c’è lo sconforto di Mastu Rafele, rimasto senza una mano a causa di una bomba esplosa prima d’essere gettata in mare per pescare. Una pratica illegale certo ma attuata da tutti. Il cunto di Bollari cambia registri e toni proprio come fa un pesce durante il proprio tragitto nel mare e il pubblico rimane attaccato all’amo lanciato da Gallo. “Abbocca” ad ogni parola fino alla fine. Fin quando il corpo di Mastu Rafele, devastato da una bomba esplosa nel momento sbagliato durante quella che doveva essere la più grande pesca miracolosa mai vista sullo Jonio calabrese, non diventa un’unica cosa con il mare. Quello stesso mare che ispira lo splendido racconto di Carlo Gallo.
Teatro d’aMare ritorna martedì 2 agosto con Scena Verticale e “Dissonorata – Un delitto d’onore in Calabria” di e con Saverio La Ruina e giovedì 4 agosto con “Mio cognato Mastrovaknich”, interpretato da Paolo Mauro e arco Silani, scritto da Ciro Lenti, regia di Adriana Toman.

foto di antonella carchidi

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