Yairaiha: “Troppi permessi negati nel carcere di Catanzaro”

“Quella che segue è l’ennesima testimonianza della disumanità che troppo spesso si annida nelle maglie della giustizia italiana”. A dirlo è l’associazione che si occupa dei diritti dei detenuti Associazione Yairaiha Onlus: “Ancora una volta il magistrato di sorveglianza di Catanzaro nega un permesso di necessità ad un detenuto a cui stava per morire il padre. Come si evince chiaramente dalla lettera e dagli atti, a parità di condizioni detentive e di tipologia di richiesta, in questo caso estremamente palese trattandosi di due fratelli e dello stesso padre morente, ad uno dei fratelli la richiesta si accoglie mentre all’altro si nega. Unica differenza il distretto di appartenenza. Mentre al sig. Sorrentino detenuto a Voghera la magistratura di sorveglianza di Pavia accordava il permesso di necessità per dare l’ultimo saluto al padre morente, al sig. Sorrentino detenuto a Catanzaro il Magistrato di Sorveglianza rigettava sistematicamente la medesima richiesta. Le numerose sentenze di Cassazione che stabiliscono che anche i detenuti in regime di 41bis hanno diritto a dare l’ultimo saluto ai congiunti morenti non hanno alcun valore per alcuni Magistrati di Sorveglianza. Eppure, come altre volte sollecitato, la Magistratura di Sorveglianza dovrebbe avere un ruolo di garanzia dei diritti dei detenuti e della corretta esecuzione penale, invece ci troviamo difronte ad una discrezionalità che determina un vero e proprio discrimine perchè non solo la legge non è uguale per tutti ma, spesso, dipende dal luogo e dal tempo in cui una persona si trova a scontare la pena”.
L’associazione diffonde poi il testo della lettera. “Mi chiamo Ciro Sorrentino, nato a Napoli, sono recluso a Catanzaro, per un residuo pena di 2 anni per reati contro il patrimonio (non contro la persona), ho 53 anni, sono plurinfartuato, con fibroma al fegato e nevralgia che mi impedisce di camminare normalmente – racconta il detenuto a Siano – Ho chiesto con urgenza un permesso di necessità per vedere mio padre di 76 anni, specificando che non lo vedevo da 14 anni, affetto da tumore, sottoposto a chemioterapia, che era stato dimesso dall’ospedale dopo una crisi respiratoria; viste le gravissime condizioni a mio fratello pure detenuto il giudice di sorveglianza di Pavia aveva concesso 4 ore di permesso immediatamente. Il magistrato di sorveglianza di Catanzaro, invece, ha rigettato l’istanza perché mancava la documentazione (allego ordinanza). Documentazione che non potevo avere vista l’urgenza e che non è prevista dalla legge. Mio padre è morto dopo una settimana. E non potremo rivederci. Vi chiedo di informare il Presidente della Repubblica come capo del Csm, il Ministro della Giustizia e il Procuratore Generale della Cassazione, per verificare se è normale un tale rifiuto considerato che la legge non prevede nessun obbligo di allegare documentazione, anzi è il giudice che ha il dovere di fare accertamenti sui motivi presentati (art. 30 bis lp). Visto il danno che ne é derivato. Chiedo alle stesse Autorità di valutare la posizione del giudice con la stessa superficialità e assenza di garanzie usata per rigettare la mia richiesta. Chiedo inoltre alle stesse Autorità se un tale giudice possa ricoprire un posto che è previsto dalla legge per tutelare i detenuti e non di affliggerli. Tenuto conto che l’Ufficio di Sorveglianza di Catanzaro, come già sapete, non è nuovo a questi casi”.

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