Una vendetta dietro l’omicidio dell’avvocato Pagliuso?

Una vendetta legata alla sua attività professionale: è l’ipotesi che viene seguita in prima battuta nelle indagini, condotte dai carabinieri, sull’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, 43enne di Lamezia Terme. Pagliuso, come avvocato, aveva un vasto giro di clienti, molti dei quali legati ad ambienti della ‘ndrangheta e della criminalità in genere. Tra i suoi clienti anche persone comuni con pendenze di vario tipo con la giustizia o coinvolte in controversie di natura privata. In più la vittima aveva interessi in vari settori economici, in particolare nella ristorazione. È verosimile, dunque, che Pagliuso sia rimasto vittima di una vendetta. Si tratta adesso di accertare chi e perché abbia voluto che Pagliuso morisse, o uccidendo personalmente il professionista o incaricando a tale scopo un killer. La sagoma, a quanto si apprende non riconoscibile, della persona che nella tarda serata di ieri ha ucciso a Lamezia Terme l’avvocato Francesco Pagliuso é stata ripresa dalle telecamere del sistema di videosorveglianza del giardino dell’ abitazione del penalista in cui é avvenuto l’omicidio. Nelle riprese si vede l’assassino che si avvicina all’automobile di Pagliuso e spara due colpi con un revolver che provocano la morte istantanea del penalista e poi darsi alla fuga. L’assassino si sarebbe introdotto nel giardino praticando un buco nella recinzione. Le immagini sono adesso al vaglio dei carabinieri e si spera possano dare un concreto contributo per identificare l’assassino. E’ dello scorso giugno poi una vicenda che ha riguardato l’avvocato Pagliuso. Il legale, difensore di padre e figlio, Domenico e Giovanni Mezzatesta, condannati all’ergastolo per un duplice omicidio avvenuto nel gennaio del 2014 in un bar di Decollatura (Catanzaro) era riuscito in Cassazione a far annullare la sentenza. La prima sezione della Suprema Corte aveva, infatti, escluso la premeditazione ed aveva rimesso gli atti alla Corte d’Assise di appello di Catanzaro per la rideterminazione della pena. Domenico e Giovanni Mezzatesta, 61 e 42 anni, sono accusati dell’omicidio di Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, di 29 e 36 anni, uccisi in un bar mentre seduti su un divano sorseggiavano una bibita Le fasi del duplice omicidio vennero riprese dalle telecamere di sorveglianza. Nei fotogrammi si vedono Iannazzo e Vescio entrare nel bar. I due si siedono insieme ad altre persone. Stanno discutendo, quando nel locale entrano Domenico e Giovanni Mezzatesta che iniziano a parlare con loro. La discussione va avanti per un po’ in un crescendo di alterazione fino a quando i Mezzatesta impugnano le pistole che hanno con loro e le puntano contro Iannazzo e Vescio. Nel bar e’ un fuggi fuggi: c’e’ chi si ripara sotto il bancone, chi riesce a scappare, chi si chiude in bagno. Ora sono gli uni di fronte agli altri. Giovanni esce e fa da “palo” mentre il padre rimane all’interno e spara. A questo punto il figlio rientra. A terra c’e’ Giovanni Vescio che tenta di reagire. Giovanni Mezzatesta lo colpisce al volto con un calcio. Impugna l’arma e la punta contro l’uomo. Sembra che esploda un colpo. La pistola, pero’, si inceppa ed il padre lo spintona per farlo uscire a controllare se nel frattempo i colpi hanno richiamato qualcuno. Quindi, rimasto solo con le vittime, Domenico Mezzatesta spara il colpo di grazia in testa ad entrambi. (Ansa)

 

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