Arresti a Calabria Verde, ecco le accuse agli indagati “eccellenti”

I fondi per il dissesto idrogeologico usati per pagare stipendi e straordinari; la casa del direttore generale ristrutturata con fondi e personale dell’ente pubblico e un incarico di consulente affidato a un amico dello stesso direttore generale senza che ne avesse i titoli. La nuova inchiesta che travolge “Calabria Verde”, la società in house della Regione Calabria, apre scenari inquietanti sull’utilizzo di soldi pubblici, personale e mezzi dell’azienda forestale da parte di dirigenti e funzionari. I finanzieri del comando provinciale di Catanzaro, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, hanno notificato cinque misure cautelari nei confronti del direttore generale dell’ente, Paolo Furgiuele (nella foto), finito in carcere; di Alfredo Allevato, direttore del terzo settore aziendale, anch’egli in carcere; Marco Mellace, direttore dell’economato, al quale sono stati concessi i domiciliari; Antonio Errigo, ex dirigente di segreteria, per il quale è stata disposta l’interdizione dal pubblico servizio; Gennarino Magnone, consulente esterno, per il quale è stato disposto l’obbligo di dimora. Sono indagati, a vario titolo, per abuso d’ufficio, peculato, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale e minacce a pubblici ufficiali, contestati nell’ordinanza cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Perri, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro. Tre, dunque, i filoni principali dell’indagine. Il primo riguarda la gestione di un progetto comunitario con fondi stanziati per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua e per i rischi di frane in Calabria. Dei 102 milioni di euro previsti, ben 80, secondo l’inchiesta, sarebbero stati utilizzati per il pagamento degli stipendi e dello straordinario al personale. Negli altri due filoni investigativi, invece, emerge la figura del direttore generale dell’Ente, Paolo Furgiuele, il quale avrebbe utilizzato il suo ruolo di vertice per interessi personali. In particolare, il direttore generale avrebbe fatto eseguire alcuni lavori di ristrutturazione della sua abitazione utilizzando operai che risultavano in servizio a “Calabria verde” e mezzi della stessa società. Sarebbe stato acquistato, inoltre, materiale per questi lavori attraverso i soldi dell’ente per un danno complessivo, secondo l’inchiesta, di 33mila euro. Gli operai, e’ stato spiegato in conferenza stampa, avrebbero raggiunto l’abitazione di Furgiuele con i mezzi dell’Ente, quindi avrebbero lavorato nelle ore di servizio con materiali che, in realtà, erano destinati alla ristrutturazione della sede di Calabria verde di Paola. Lo stesso direttore generale avrebbe anche affidanto illegalmente l’incarico di consulente ad un amico. Nonostante i diciotto dipendenti dell’ente qualificati, avrebbe deciso di affidare una consulenza di dottore agronomo ad un agrotecnico, Gennarino Magnone, con una parcella di 30.000 euro, dei quali 17.000 incassati. Tra le contestazioni mosse, anche quella di minacce a pubblico ufficiale contestata ad Alfredo Allevato, il quale avrebbe minacciato un capo cantiere per convincerlo a pagare degli avanzamenti dei lavori, per opere che in realtà non erano state eseguite. (Agi)

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