‘Ndrangheta, blitz contro la cosca Condello

I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dalla Procura distrettuale antimafia nei confronti di 26 persone considerate affiliate alla cosca di ‘ndrangheta dei Condello. Le indagini, effettuate dagli investigatori dell’Arma, avrebbero permesso di ricostruire la rete dei presunti fiancheggiatori di Domenico Condello, ritenuto “capo mafia” ed arrestato quattro anni fa, nel 2012, dopo oltre 20 anni di latitanza. Nel corso dell’operazione, denominata “Sansone”, gli inquirenti ritengono di aver anche definito gli assetti delle cosche che operano nell’area metropolitana del capoluogo e che esercitavano un pressione estorsiva sul territorio definita “asfissiante”.L’operazione costituisce l’esito di un articolato impegno investigativo coordinato dalla Procura Distrettuale e condotto dal Ros, che è stato incaricato sia delle ricerche di Domenico Condello (60 anni) detto “U Pacciu”, inserito allora nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità, che delle attività di contrasto all’assetto associativo della cosca omonima. I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria si sono invece interessati alle dinamiche criminali delle cosche Zito-Bertuca e Buda-Imerti, attive nell’area di Villa San Giovanni, Fiumara e dintorni, nonché dei Garonfalo, operativi a Campo Calabro. Punto di contatto delle due indagini è costituito dall’influenza della cosca Condello nell’area di Villa San Giovanni e dintorni, tanto che prima di spiegare i risultati dell’indagine “Sansone”, gli inquirenti hanno ritenuto necessario fornire una prospettiva “di ordine contestuale” su eventi e aspetti organizzativo e strutturali dell’organizzazione a cavallo del 1991, anno di conclusione della seconda guerra di ‘ndrangheta a cui andrebbero riferiti i più recenti risultati investigativi. In relazione a ciò gli inquirenti spiegano che le vicende criminali della cosca Condello sarebbero strettamente collegate a quelle dei De Stefano ed Imerti-Buda. Originariamente, strettissimi sarebbero stati i legami esistenti tra i De Stefano, nella persona di Paolo De Stefano, e i Condello, nella persona di Pasquale Condello (66 anni), detto il “Supremo” (nella foto dopo il suo arresto, avvenuto nel 2008), essendo il primo testimone di nozze del secondo, insieme a Giovanni Fontana dell’omonima cosca. “Pasquale Condello (66) grazie alle sue capacità nell’ambito criminale ed ai legami di comparaggio indicati – sostengono gli investigatori – aveva rapidamente assunto il ruolo di braccio destro del boss Paolo De Stefano. Gli equilibri tra i due casati mafiosi iniziarono però a modificarsi in prossimità della metà degli anni ’80” in conseguenza del matrimonio, nel 1983, tra Antonino Imerti detto Nano feroce, considerato esponente apicale della cosca Imerti/Buda, e Giuseppina Condello, sorella di Domenico U Pacciu e cugina di Pasquale il Supremo; matrimonio, questo, che avrebbe determinato la “cementificazione dei rapporti” tra i Condello e gli Imerti/Buda e il rafforzamento della loro presenza nell’area di Villa San Giovanni. Un altro elemento preso in considerazione sono le attenzioni rivolte dai clan alle enormi contribuzioni pubbliche legate al Decreto Reggio e ai suoi appalti milionari, nonché alla possibile costruzione del Ponte sullo Stretto. Le due circostanze avrebbero contribuito a far decidere ai De Stefano di pianificare l’omicidio di Nino Imerti, fatto che avrebbe portato allo sgonfiamento del potere dell’aggregato criminale ei Condello/Imerti/Buda nell’area di Villa, dove i De Stefano intendevano espandere la loro influenza. Così il 10 ottobre del 1985 venne fatta esplodere un’autobomba che provocò la morte di tre persone, Umberto Spinelli, Vincenzo Palermo e Angelo Palermo, guardie del corpo di Antonino Imerti che rimase ferito insieme al suo autista, Natale Buda. Il successivo 13 ottobre, a soli tre giorni di distanza, nel rione Archi di Reggio Calabria, avveniva il duplice omicidio del boss Paolo De Stefano, capo dell’omonima famiglia, e di Antonino Pellicanò: l’ideazione ed esecuzione materiale per gli inquirenti va ricondotta proprio a Domenico Condello. Quest’ultimo episodio avrebbe di fatto inaugurato la seconda guerra di ‘ndrangheta e sancito definitivamente la scissione dell’allora nascente cosca Condello-Imerti-Buda dallo schieramento Destefaniano, di cui Paolo sarebbe stato il leader indiscusso. Gli omicidi rappresenterebbero l’inizio della carriera criminale di Domenico Condello nelle file del nuovo “federamento” anti-destefaniano, il cui potere si è progressivamente accresciuto a seguito degli arresti di Nino Imerti nel 1993 e di Pasquale Condello, nel 2008. In tale contesto la cosca Imerti/Buda andrebbe ricollegata allo schieramento condelliano. La seconda guerra di ‘ndrangheta si protrasse fino al 1991, anno in cui tra gli opposti schieramenti venne siglata una pace che, attribuendo aree di influenza alle varie famiglie mafiose, ridisegnò la geografia criminale della provincia reggina ed i rapporti di forza tra le consorterie di ‘ndrangheta, decretando – per quanto attiene al territorio di Villa San Giovanni – l’operatività di entrambi gli schieramenti, tra loro in rapporto di reciproco riconoscimento.

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